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Gli innesti Kujabi e Lucarelli già ambientati: «La Spal ti accende il fuoco»

Tommaso Schwoch
Gli innesti Kujabi e Lucarelli già ambientati: «La Spal ti accende il fuoco»

Il mediano: «Vinciamo uniti». Il difensore: «Che stimoli»

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Ferrara Entrambi arrivati da un paio di settimane, ed entrambi già fondamentali nelle ultime uscite vista l’emergenza attraversata dalla Spal. Kalifa Kujabi e Matteo Lucarelli sono stati due innesti importanti in una squadra che, a detta loro, non c’entra niente con la categoria.

Kujabi, cosa l’ha portata a Ferrara?

«La Spal è una squadra che ho visto in Serie A, è una piazza importante e per me è un privilegio. Questa società merita minimo la Serie B: sono venuto per dare una mano alla città e farla tornare dove merita di essere».

Quale obiettivo si è posto per questa stagione?

«Voglio aiutare la squadra e tutti quelli che hanno fiducia in me. La società mi sta dando una mano, sono stato fuori a lungo. È importante per me fare parte di questa realtà».

Il mister ha subito ammesso che con questa categoria lei ha poco a che fare.

«È un campionato che avevo già calcato e vinto in passato. La squadra che abbiamo è fortissima per l’Eccellenza, più o meno da Serie C. Non sono ancora al 100%, ma darò una mano ai miei compagni».

La sua condizione fisica a che livello è attualmente?

«Non sono al 100%, devo lavorare. Sto facendo in modo di arrivarci, tra qualche settimana vedrete un Kujabi diverso».

Lei ha una storia personale tutt’altro che banale.

«Ho vissuto situazioni difficili nella mia vita. Sono arrivato in Italia su un barcone, mi ha spinto mio fratello. Credeva che sarei diventato un professionista, e mi ha fatto intraprendere questo viaggio incredibile e molto difficile. Aveva ragione, sono arrivato a vincere addirittura la Serie B, anche se per motivi burocratici non sono stato protagonista. Di sacrifici ne so qualcosa».

Ci racconti che tipo di infortunio ha avuto?

«Una frattura da stress sotto al piede. In Romania, i dottori non riuscivano a capire cosa fosse, e ho dovuto giocare delle partite con questo problema. Lavoravo col dolore, anche se riferivo che qualcosa non andava bene. Sono tornato in Italia per curarmi: a Cagliari mi ha dato una mano il dottor Conte».

E lei, Lucarelli, perché Ferrara?

«Questa è una piazza e un club storico. Ti dà sensazioni e motivazioni che in categoria non puoi trovare, neanche in quelle superiori ad essere onesti. Per un giocatore è il luogo giusto per ritrovare il fuoco interiore».

Quale obiettivo si è posto?

«Anch’io ero fermo da tanto, ma ho percepito sin da subito tanta fiducia. L’obiettivo generale lo sappiamo tutti, e viene davanti a ogni obiettivo personale».

Zero gol subiti su azione in dieci partite. È una statistica che dice molto sul livello della squadra.

«Ho girato tante categorie, secondo me in rosa non c’è neanche un giocatore del livello dell’Eccellenza. È un gruppo che, così com’è, potrebbe già ambire a vincere la Serie D».

Hai ricevuto qualche consiglio da tuo papà in queste settimane?

«I consigli di papà sono sempre gli stessi, non cambiano in base a dome vado. Ho un rapporto molto fraterno con lui: è contento che io sia qui, è già venuto a vedere due partite».

Essere figlio di un calciatore è un onore ma anche un onere.

«Non è mai stato un peso, se lo fosse stato avrei smesso tanto tempo fa. È un orgoglio, mio padre è sempre stato il mio idolo e mi sono sempre ispirato a lui. In Italia, questo fattore non è un vantaggio: qualsiasi scelta tu faccia viene ricondotta all’essere figlio di…Se fai bene è per quello, se fai male è per quello e così via. Ora sono più maturo, ci convivo».

A che livello è fisicamente in questo momento?

«Non arrivo da un infortunio. Fisicamente sto abbastanza bene e mi sono sempre allenato. Un anno fermo è tanto, vivere una partita per novanta minuti è un qualcosa di totalmente diverso. Queste due settimane ci sono servite per mettere benzina».

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