Giorgia Mancin ancora regina, la ferrarese è terza tra le italiane alla maratona di New York
La podista di Codigoro chiude i 42,195 km con il record personale: «L’ho gestita in modo diverso e sono arrivata sul podio delle non professioniste». Con lei l’ex olimpionica Laura Fogli
Ferrara Terza italiana al traguardo e nuovo primato personale: Giorgia Mancin ha chiuso la sua sesta partecipazione alla maratona di New York con due belle soddisfazioni e un sorriso che le solca il viso ancora adrenalinico da un orecchio all’altro. Tanto che ieri (in Italia era mattina...) ci ha concesso un’intervista quando nella Grande Mela era ancora notte fonda e lei aveva sulle spalle i 42 chilometri e 195 metri di corsa, per quanto i più belli del mondo. «Io dico che sono arrivata quarta delle italiane – inizia a raccontare Giorgia quando l’orologio al suo polso segna le tre e mezza, sì, del mattino –, poi una che mi ha preceduto è una professionista, quindi terza fra le dilettanti».
Maratona da record
E la Mancin si dimentica “solo” di dire che ha corso a ritmo di nuovo primato personale...: «È andata bene, ora vedo i risultati e le classifiche ufficiali: ho corso la maratona in 2 ore 58 primi e 37 secondi, in miglioramento rispetto all’anno scorso… C’è da dire che la prima italiana è una professionista e gareggia per il gruppo sportivo dei Carabinieri, quindi, dai, sono quarta, ma terza tra le non professioniste, mettiamola così. Anche Laura (l’olimpionica Fogli, la sua allenatrice, ndr) è andata bene e siamo contente. Sì, siamo molto soddisfatte e felici».
La classifica delle italiane
Tra le donne, Giovanna Epis ha tagliato il traguardo in 2h28’55”, conquistando l’11º posto assoluto al femminile, poi Maria Righetti, seconda italiana in 2h54’55”, Francesca Colombo in 2h57’42” e appunto Giorgia Mancin in 2h58’37”, tagliando il traguardo nella posizione assoluta numero 1.528 (solo gli italiani in gara erano 2.360, oltre 61mila i finisher), 149ª fra le donne, sotto il muro delle tre ore.
La gestione della gara
Una maratona, quella di New York, iconica per tutti i podisti del mondo e Giorgia, 31enne codigorese, non fa eccezione e ce la racconta così: «Il meteo era veramente perfetto, non c’era né troppo caldo né troppo freddo: sì, alla partenza un po’ fresco, però per correre la temperatura era ottima. Rispetto all’anno scorso ho cercato di passare un po’ più forte la prima metà gara, per cercare di fare un negative split (ritmo negativo, una strategia di gara, ndr), nella seconda parte di gara: farlo non è proprio semplice, perché si rischia di crollare dopo il trentesimo chilometro e poi perché a New York la seconda parte del percorso è più tosta della prima, c’è molto più saliscendi: il punto critico è il Queensboro Bridge (si affronta intorno al chilometro 24, ndr), che ti porta dal Queens a Manhattan: non c’è pubblico sul ponte ed è tutto in leggera salita, poi quando scendi e vai sulla First Avenue è tutta un saliscendi, quindi anche lì ci sono continui cambiamenti di ritmo e lì ho cercato di gestirli in modo tale da non stancarmi eccessivamente le gambe, perché poi a Central Park ci sono i chilometri finali e anche lì è tutto un saliscendi, quindi se si sprecano troppe energie nella prima parte anche lì poi la paga. Ho fatto un negative split di 37 secondi, che, per carità, non è tantissimo, comunque vuol dire che sono riuscita a gestire bene la gara, come volevo. Sono molto contenta del risultato, non era scontato: nelle maratone non si può mai dire “parto e faccio il personal best”, perché ci sono un sacco d’incognite durante la gara, bisogna gestirsi bene anche dal punto di vista dell’integrazione, anche questa parte va testata durante gli allenamenti».
“Una corsetta a Central Park”
Le 4 del mattino si avvicinano e Giorgia continua a parlare e svela: «Sì, qui è notte fonda, ma non ho preso bene il jet lag, anzi, questa è una delle notti che ho dormito di più, perché le altre ho dormito due o tre ore: sto solo aspettando che faccia luce per andare a correre a Central Park...». Una corsetta defaticante, immaginiamo, come non resta che affidare all’immaginazione lo splendore del parco più famoso al mondo con i colori autunnali…
E Laura Fogli?
La Mancin a New York, come detto, non era sola, ma con la sua allenatrice: «Laura non si sa come si sia piazzata, perché le hanno sbagliato categoria, comunque anche lei è finisher e ha corso in 5 ore, 50 minuti e un secondo, mentre suo marito si è dovuto fermare dopo il Queensboro Bridge, non se l’è sentita di proseguire. Averla qui? Sì, sicuramente mi ha aiutata, per me è stata fondamentale. Per carità non ci fosse stata, pazienza, ma averla con me mi fa sentire molto più sicura, so che in qualsiasi momento potrei chiederle un consiglio e soprattutto mi è stata d’aiuto come supporto morale, perché io prima delle gare sono molto molto molto agitata, quindi è stata fondamentale, sia lei che suo marito Giuseppe (Rossetti, il presidente del Running Club Comacchio, ndr). Se non ci fosse stata sarei stata molto più in difficoltà e pensierosa, avrei vissuto la gara in maniera completamente diversa, quindi sono molto felice che siano qui».
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