La Nuova Ferrara

L’acqua un suo elemento dominante

L’acqua un suo elemento dominante

Ma se prima era stata cheta, nel ciclo dedicato alla musica diventava turbolenza

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Chi conosce la pittura di Otello Ceccato sa che il rapporto dell’artista con l’acqua come soggetto è intimo e irrinunciabile. Ma è prevalentemente un’acqua cheta, quella che compare nei suoi dipinti, sia essa di fiume, di macero, di valle o di laguna. L’acqua non è predominate, ma costante; è un guazzo che scaturisce dal richiamo dell’inconscio; non solo, dunque, l’essenziale tavolozza delle trasparenze, dell’effetto specchio, delle iridescenze. Ma elemento amniotico, non manipolabile, incomprimibile, forza e vita, realtà ed apparenza. Questa è l’acqua cheta dei suoi dipinti.

Il rapporto inconscio dell’artista con l’acqua prosegue anche nel ciclo in progress, dedicato alla musica, purtroppo incompleto. Ma in questo caso tale rapporto si capovolgeva rispetto al passato: là era la quiete, qui è la turbolenza; là era la bonaccia, qui è l'onda; là era la pennellata levigata, qui il grumo; là era la realtà, qui è la suggestione; là era il figurativo, qui l’astratto. Forse perché la musica è la più astratta delle arti.

Sarebbe stato interessante vedere come Ceccato avrebbe sviluppato sulle tele quanto fin qui riportato come ‘studi’ con l’acquerello sulla carta. Vedendo in anteprima quei disegni, quegli schizzi, quelle ondate di colori non si può sottacere una certa presa di distanza dal primo ‘studio’ del 2005, che ritrae un direttore d’orchestra sullo sfondo astratto. Ma è ancora figurativo. Poi Ceccato è passato all’astratto puro negli ‘studi’ degli anni successivi, e qui dipinge l’ispirazione che gli deriva dalle musiche di Bach, Beethoven e Haydn. E per di più, a tratti, compare anche l’informale: le margherite sbocciate per la “Primavera” delle Quattro Stagioni di Vivaldi, la sequenza di sette lune che s’inseguono per i Notturni di Chopin, la sagoma d'un uccello che si libra dall’onda per il Lago dei cigni di Chaikovskij. Ciò aggiunge sostanza all’astrattismo del disegno e dei colori.

Anche in queste materie c’era il capovolgimento rispetto allo stile-Ceccato precedente: non più tessiture sericee, tonalità pastello, levità ovattate e morbidezze plumiche. No, il segno stavolta era deciso, i colori elementari, vividi, brillanti e contrastati.(a.t.)

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