La Nuova Ferrara

Non solo Buskers Bottoni e la sua strada lastricata di sogni

Non solo Buskers Bottoni e la sua strada lastricata di sogni

È uscito un libro tutto ferrarese scritto da Leonardo Rosa La storia dell’uomo che ha inventato il festival musicale

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Una strada lastricata di sogni è il titolo d’esordio del giornalista Leonardo Rosa, che racconta una biografia romanzata, la vita, l’estro e la poliedricità di Stefano Bottoni. Il confronto tra l’autore e il suo personaggio, per così dire, ha svelato una serie di curiosità.

Artista a 360°

«Non sono molte le persone che hanno le capacità e lo spessore di Stefano, riesce a essere sempre benvoluto ed è un artista completo, a 360 gradi», sostiene l’autore.

La stesura del libro, che ha richiesto circa due anni e mezzo, è stata un percorso tortuoso e complesso. Oltre alle innumerevoli chiacchierate da amici, il testo comprende una trentina di interviste a personaggi più o meno famosi tra gli anni ’60, appena avviata l’attività artistica del protagonista, e oggi.

La prima reazione

Stefano Bottoni, creativo del ferro, cantautore e molto altro, prende la parola: «Inizialmente la mia reazione alla richiesta di Leonardo rasentava lo snobbismo. Quando qualcun altro vuole parlare di te, bisogna mettere da parte sia la falsa modestia sia la boria, e il percorso è tanto difficile quanto emozionante. È stato per me un vero e proprio scavo archeologico, un tuffo nel passato che ha riportato alla luce ricordi sepolti; ad esempio momenti con mia madre ancora in vita, stralci di servizio militare. Mi sento un privilegiato, ed è stato bello ripercorrere i momenti più importanti, ricchi di intrecci affettivi. Ci sono state situazioni indimenticabili, così la volta che Dalla mi telefonò per avere i biglietti per un concerto di Abbado, oppure l’incontro con i grandi della musica italiana, da Branduardi a Di Giacomo».

L’interesse dell’editore

«Uno dei motivi per cui l’editore bolognese, Pendragon – riprende Rosa – si è interessato alla nostra idea è che la vita di Stefano si basa su tre pilastri fondamentali: la capacità di guardare oltre le cose, un’enorme forza di volontà e una dose considerevole di fortuna. Solo con queste caratteristiche ha potuto seguire i suoi sogni e vederli realizzati, senza mai arrendersi. Prima del Buskers Festival un musicista di strada veniva multato, ed è stata proprio tale norma a far scattare la scintilla per la creazione dell’evento internazionale che ha coinvolto gli artisti di tutto il mondo. Stefano ha li ha trasformati in star, perché ha creduto in loro. E altrettanti hanno creduto in lui, tra cui l’allora sindaco Soffritti e Dario Franceschini, figura fondamentale nella vita di Stefano e presente anche nelle pagine, con il quale presenteremo il libro a Bologna il prossimo autunno».

L’incontro con Lucio Dalla

Il Buskers Festival, però, per quanto centrale nell’esistenza di Bottoni, non è stato totalizzante, tanto è vero che Rosa afferma: «un’altra cosa che Pendragon ha apprezzato è l’alternanza tra le abitudini dei ferraresi e quelle delle celebrità. Lucio Dalla si presentò a casa sua mentre era ancora uno sconosciuto, si incuriosì della sua bottega da fabbro e conversarono riguardo l’ideazione del Festival ancora prima che esistesse». E Bottoni conferma: “Scelsi una via dura, quella del mestiere di fabbro, ma che mi sarebbe servita nel tempo al pari di un’officina letteraria. Sporcarmi le mani è rimasto un valore fondamentale, che ho cercato di trasmettere ai miei figli; infatti ricordo con emozione quando mio figlio mi chiese di imparare a maneggiare il ferro. Quando mi domandarono se avessi avuto altri sogni nel cassetto, risposi che la mia scrivania non ha cassetti, siccome ciò che conta davvero è lasciare in vista i propri sogni e le proprie idee, per poterle sviluppare al meglio. Un aneddoto non presente nel libro è il grande privilegio di avere ricevuto una lettera personale firmata da Renzo Piano, in risposta a una mia precedente: se avessi chiuso i miei sogni nel cassetto, non avrei goduto delle grandi fortune che la vita mi ha concesso».

Il tenero ricordo di Lucio Dalla non svanisce mai: «È stato emozionante ricostruire l’aneddoto del cantautore quando venne a suonare in città. Volle arrivare in segreto, da sconosciuto, al pari di tutti gli altri. Disse che voleva vedere ‘il colore degli occhi dei suoi spettatori’ e a teatro c’era troppa distanza da loro. Mi ha colpito di più, però, il fatto che avvese paura della vincinanza, alla quale non era abituato, e chiese consiglio a Stefano, che era andato a prenderlo con la sua Ritmo, per non destare sospetto alcuno su come doveva comportarsi».

La passione delle ghise

Una strada lastricata di sogni non è una biografia classica, è narrata con leggerezza, con gli occhi dei ragazzi che quotidianamente incontrano Bottoni nel suo museo di ghise e lo ascoltano ricordare.

L’incontro tra la penna dello scrittore e la voce del protagonista si è risolto con una riflessione profonda: «La passione per i manufatti mi ha contraddistinto da sempre, ma è nata quasi per caso. Da sempre mi sono divertito a fotografare i tombini, tanto che a Praga mi scattai un’istantanea toccandone uno con lo stemma della città».

«E non semplicemente indicandolo, alla maniera di tanti turisti. L’aspetto sensuale e intimo di quel gesto – ha rivelato Bottoni emozionato – non sfuggì al sindaco, che inaspettatamente mi fece arrivare un tombino vero e proprio a casa. Il primo tombino fu come il primo bacio, ma quando arrivai a possederne cinque, mi resi conto che stava nascendo qualcosa di diverso: ogni città si differenzia per via della grafica, e grazie all’assessore Modonesi e al Comune di Ferrara, sono riuscito a chiederne ufficialmente altri. Se avessi appeso semplicemente al muro quello praghese, mai sarebbe nata la mostra, poiché a volte le idee strampalate conducono a qualcosa di buono! Le mie idee crescono da pulviscoli di entusiasmo che mi porto appresso e tra le righe le sto riscoprendo io stesso. Il principio per cui ho accettato di raccontarmi – ha detto – è difficile da spiegare, ma ripensando alle occasioni che mi sono capitate e raccogliendole, ho realizzato che raccontarle può essere utile».

I sogni nel cassetto

«Forse - ha concluso - ciò che c’è scritto può servire a qualcuno, può aiutare a tirare fuori dal cassetto i propri sogni, mi riferisco specialmente ai giovani, che devono maturare il coraggio di mettersi a nudo, perchè più si agisce con sincerità, più si risulta credibili».

Irene Lodi

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