“Terremotati” spicca il volo «Ecco perché l’ho finanziato»
Un’insegnante contribuisce con 20.000 euro al film che racconterà il sisma L’anima delle persone è stata spezzata: narrarlo può aprire alla speranza
A. desso è tutto nero su bianco e il primo ciak non sembra più essere così lontano. Il progetto cinematografico “Terremotati” (titolo provvisorio) decollato più volte, purtroppo solo in apparenza, pare stia davvero per spiccare il volo. Maria Rita Storti, ferrarese di nascita e tresigallese d'adozione, ha scelto di co-finanziare il film con 20mila euro. Grazie al suo intervento, la Provincia di Ferrara e l'imprenditore Vittorio Gambale, l'unico ad aver sposato il progetto sin dall'inizio, hanno stanziato altri fondi. Le riprese si svolgeranno a settembre nell'Alto Ferrarese. A firmare la sceneggiatura sono gli attori Stefano Muroni, Walter Cordopatri e Marco Cassini. Quest’ultimo firmerà anche la regia dell’opera, un lungometraggio che racconterà i momenti drammatici del terremoto del 2012.
Signora Storti, cosa l’ha spinta a lanciarsi in questa avventura?
«Sono un'insegnante, non un'imprenditrice. Lavoro a Codigoro e vivo a Tresigallo. Attraverso l'associazione Torri di Marmo ho scoperto Muroni: parlandoci è emersa la sua passione per il cinema, la recitazione, la storia... A febbraio mi raccontò di “Terremotati”, il progetto cinematografico sugli eventi del maggio 2012 e rimasi colpita dalla tenacia, dall'entusiasmo, dalla costanza e dalla passione civile di questo ragazzo».
E così ha deciso di contribuire fattivamente al film…
«Gli proposi un piccolo sostegno economico ma Stefano (Muroni; ndr) mi disse che preferiva aspettare e tentare altre strade. Nel frattempo siamo rimasti in contatto e qualche settimana fa abbiamo deciso di fare sul serio. Ho la possibilità di sostenere un progetto in cui credo e ho scelto di farlo. C'è chi legittimamente utilizza i propri risparmi per dei ritocchi estetici e chi, legittimamente, sceglie di investirli in cultura. Io ho scelto di co-finanziare questo lavoro a mio avviso molto importate».
Perché?
«Credo che un evento così traumatico che spezza la terra, la vita, le anime e i sentimenti delle persone possa trovare tramite la narrazione un luogo di elaborazione e di apertura alla speranza».
Muroni per trovare i finanziamenti si è rivolto a istituzioni, imprenditori, associazioni di categoria, sindacati, Lions Club, ma alla fine la risposta era sempre negativa. Perché secondo lei?
«Penso sia un fatto legato principalmente all'età e alla fama. I ragazzi che stanno lavorando a questo progetto hanno tutti ottimi curriculum ma non sono, per ora, dei “nomi”. Se quei finanziamenti li avessero richiesti attori o registi conosciuti, forse, si sarebbero trovati più facilmente. Spessissimo sentiamo parole di elogio nei confronti dei giovani ma le parole da sole non bastano: servono le azioni. Io credo in questa idea e collaboro affinché si concretizzi, non mi sembra di fare nulla di straordinario».
Samuele Govoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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