Il “Gorilla” di Sandrone Dazieri sfonda il grande schermo
“Uccidi il padre” (Mondadori, 2014) è il thriller che Sandrone Dazieri ha pubblicato per Mondadori e di cui parlerà con Andrea Cotti e Luca Poldelmengo stasera, alle 19, nella corte di Palazzo...
“Uccidi il padre” (Mondadori, 2014) è il thriller che Sandrone Dazieri ha pubblicato per Mondadori e di cui parlerà con Andrea Cotti e Luca Poldelmengo stasera, alle 19, nella corte di Palazzo Paradiso. Non c’è lettore dei suoi che non si sia affezionato al "Gorilla", il lunatico investigatore privato che Alberto Amorelli del Gruppo del Tasso ha interpretato lo scorso giovedì sera: durante la cena propiziatoria col Giallo d'autore, all'Hostaria Savonarola, è stato proprio il personaggio rude ma intuitivo a coordinare il pool di detective della Compagnia del Libro.
Letteratura e cinema sono legati nei suoi romanzi e anche il suo ultimo “Uccidi il padre” ha un ritmo filmico, la parte recitativa è spassosa, qualità insolita per il genere in questione. Perché?
«Penso e racconto in modo visivo, devo vedere una scena per poterla raccontare. Il romanzo in terza persona, poi, ha un potenziale maggiore dal punto di vista cinematografico. Quando scrivo penso al tipo di effetto che può avere sul lettore, non l’effetto cinematografico, che è un lavoro eventualmente successivo. Cerco di scrivere al meglio, la mia è una prosa da thriller, è essenziale ma, anche potendo sembrare una sceneggiatura, non lo è».
La caratteristica del “Gorilla” è la doppia personalità, che si concretizza nell'incrinarsi del ciclo sonno/veglia; da sveglio è Dazieri, quando perde conoscenza o si addormenta, invece, diventa il suo alter ego, più abile, ottuso ma pure più spietato. Ancora dr. Jekill e Mr. Hyde?
«Sandrone è quello più espansivo e romantico, il Gorilla invece è ottuso e non sa fare praticamente niente. Volevo riproporre la tipica coppia gialla, un classico da Poirot, Sherlock Holmes, Perry Mason e altri, l’ispettore e il suo socio. Li ho sempre apprezzati nella mia formazione fin da ragazzo, e volevo sfruttare questo tratto, rendendolo più vicino alla mia esperienza. Noi non siamo una persona sola, siamo un arcipelago di personalità che, a seconda dei momenti, si esprimono diversamente, siamo persone differenti in base all'umore e allo stato d'animo».
Qual è davvero il Giallo, il problema che attende soluzione nella società attuale?
«Non funzionano le disuguaglianze, la disparità sociale, ma non sono certo un Giallo. In realtà la crisi è la distribuzione iniqua dei redditi, e come per questo, per gli altri problemi esisterebbero soluzioni, ma nessuno vuole fare il poliziotto e risolverli».
Irene Lodi
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