La Nuova Ferrara

Quelle rane sul mare di Comacchio

Quelle rane sul mare di Comacchio

È stato presentato ieri il nuovo album del cantautore Paolo Simoni: tengo tantissimo alle mie terre

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Paolo Simoni è in grande forma. Ieri era a Milano per presentare “Si narra di rane che hanno visto il mare”, il suo nuovo disco pubblicato dalla Warner Music e anticipato dal singolo “Che stress”, in rotazione radiofonica da aprile. Il cantautore comacchiese, che recentemente ha aperto i concerti di Ligabue a San Siro e all’Olimpico di Roma è pronto a tuffarsi nella mischia: «La musica deve tornare a contatto con la gente - afferma - Sono tempi importanti per il contatto diretto e voglio suonare davanti a un pubblico presente». Siamo riusciti a raggiungere Simoni telefonicamente e lo abbiamo intervistato in attesa di vederlo, parrebbe presto, dalle nostre parti.

Da dove arriva il titolo dell’album?

«È una frase estrapolata da “Stelle vicine”, una delle canzoni presenti nel disco. L’ho scelto perché è un album in cui si parla di coraggio. È una metafora: noi siamo le rane e il mare è la vita. Spesso passiamo da uno stagno all’altro, facciamo piccoli salti, ma quando si compie il balzo più lungo, quello che ti conduce nella vita vera, restiamo meravigliati e abbagliati dalla grandezza. E per affrontare un salto così ci vogliono coraggio e speranza».

L’album contiene 11 tracce. Ce n’è una a cui si sente particolarmente legato?

«Penso che questo sia il disco più bello che fino a ora io abbia mai fatto. Le canzoni che ci sono mi piacciono tutte, magari ad alcune, per esempio “Stelle vicine”, mi sento più legato per il modo in cui sono nate e per come le ho vissute, ma le sento tutte mie».

Il prossimo singolo in uscita sarà “15 agosto”, ce ne può parlare?

«Innanzitutto ci tengo a dire che il videoclip è stato girato tutto dalle nostre parti, tra Porto Garibaldi, Lido degli Estensi e le Valli di Comacchio. Un giorno mi sono seduto in un bar della spiaggia e ho osservato la gente. È nata questa canzone che racconta un insieme di storie che si sviluppano durante un Ferragosto in riviera. Forse questo è il pezzo più ironico e diretto dell’album intero».

Questo album è il terzo e arriva a due anni di distanza da “Ci voglio ridere su”. È stato un percorso sofferto?

«Direi di no. Per fare un disco ci vuole del tempo e me lo sono preso, anche se due anni non sono un’infinità; diciamo che ho lavorato sodo. Scrivo molto in questo periodo e quando capisco che ho un buon malloppo in mano, allora si comincia a fare sul serio. È un disco molto suonato, c’è voluto tempo per la composizione, la scelta dei brani, gli arrangiamenti… Insomma, sono stati mesi intensi e pieni».

Ora le aspettano settimane di presentazioni e concerti… Una tappa in patria, nel Comacchiese, la farà?

«Mi piacerebbe moltissimo. Da parte mia c’è tutta la disponibilità e stiamo cercando di organizzare un appuntamento al Lido degli Estensi alla libreria "Le querce". Tengo tantissimo alle mie terre, alle persone che mi hanno accompagnato sin dall’inizio in questo percorso. In un certo senso mi sento sempre in debito con i miei luoghi, quindi fare una presentazione dell’album qui è uno degli obiettivi».

Samuele Govoni

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