La Nuova Ferrara

Fratelli pennelli, ma anche fratelli coltelli

Fratelli pennelli, ma anche fratelli coltelli

Gli storici, per non apparire frivoli, di norma evitano di dar notizia di quanto scritto da Girolamo Baruffaldi nelle sue Vite de' pittori e scultori ferraresi riguardo ai rapporti personali fra...

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Gli storici, per non apparire frivoli, di norma evitano di dar notizia di quanto scritto da Girolamo Baruffaldi nelle sue Vite de' pittori e scultori ferraresi riguardo ai rapporti personali fra Dosso e Battista Dossi. Secondo Baruffaldi, una volta esploso il talento di Dosso, il fratello tentò di emularlo, riuscendovi solo in parte, data la superiorità del maggiore. Battista «trasse dalla nascita uno spirito torbido e contenzioso», mentre Dosso era «d'animo pacato e quieto». Anche i loro corpi svelavano le differenze, secondo la tradizione: Baruffaldi descrisse Dosso bello, con gli occhi azzurri, colorito vivo ed aria allegra, il corpo proporzionato, mentre Battista era «magro e macilente di faccia, col naso schiacciato e simo , di barba rara, ma di molta capigliatura e tutta rabbuffata, picciolo e curvo di statura e di spalle, e ben gli si vedeva per di fuori trasparire quell'animo cattivo, che lo riempiva». Il duca di Ferrara non faceva differenze tra i due, anzi li stimava entrambi, ma Battista avrebbe voluto primeggiare. Però non aveva il coraggio di rompere con Dosso, perché Alfonso I li desiderava all'opera insieme. Elaborò quindi una serie di pesanti dispetti per innervosire Dosso. Mentre dipingevano insieme in Castello Estense, smisero si parlarsi e scrivevano istruzioni l'uno per l'altro sui muri da affrescare. Collera, amarezza ed invidia di Battista, e di contro la tolleranza, il bene e la magnanimità di Dosso, sempre pronto a perdonare. (m.t.)

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