Guarire con filosofia. Quando l’arte medica cresceva nel Ghetto
La cultura giudaica ha prodotto una classe di scienziati. Uno studio sulla fondamentale esperienza ferrarese
FERRARA. Un tema che, per quello che conosco, è stato poco indagato nella storia civile culturale della città di Ferrara, riguarda l’impatto che le grandi migrazioni ebraiche della fine del ’400 hanno provocato nell’assetto civile della città e le conseguenze che quella diaspora ha sedimentato nel tempo. Ferrara in questo giro di anni sta scoprendo la sua grande familiarità con i problemi dell’ebraismo, familiarità che in realtà ha sempre contraddistinto la sua cultura ma quasi senza averne esatta coscienza, come un dato naturale del suo vivere. Ora, dopo il trauma della Shoah, il lavoro in profondo condotto con tenacia e presenza costante, per esempio, da Paolo Ravenna e la rilettura attenta al raccontare e al commentare poeticamente fatto dell’opera di Giorgio Bassani e gli approfondimenti che quel raccontare e quel poetare continuano a produrre, hanno avviato riflessioni e meditazioni profonde tanto da essere arrivati a pensare Ferrara come luogo privilegiato per documentare la storia e la cultura ebraica con la grande impresa del Museo della cultura ebraica in costruzione.
In questo quadro si colloca il lavoro di indagine variamente articolata che sotto l’egida della associazione medica “De Humanitate Sanctae Annae” conduce il libro uscito in occasione della Giornata dedicata al Libro ebraico: Medici ebrei e la cultura ebraica a Ferrara, edito per i tipi di Faust Edizioni. In realtà la presenza ebraica nel campo della sanità e della medicina è un tema fondamentale nel quadro della storia della quale si faceva cenno. E tanto connaturato e tanto parte propria della vita sociale della città da esser dato per scontato e privo di problemi.
Il libro che si avvale della collaborazione e della precisa conoscenza dei fatti di illustri medici e studiosi della Università di Ferrara, nonché di operatori della sanità e saggisti di grande levatura, esplora l’argomento vastissimo e si concentra su figure emblematiche e di tutto rilievo che hanno illustrato la medicina ferrarese a cominciare da un grande maestro, medico e filosofo Isacco Lampronti operoso dalla seconda metà del ’600 fino a Michelangelo Luzzatto, Fernando Rietti Guido Melli, Aldo Lusada, Elio Rossi Bey operoso in Egitto ai tempi delle disastrose epidemie di peste e di collera che infuriarono a metà dell’800, per finire con la grande figura di pediatra di Maria Zamorani inghiottita dai forni nazisti. Ma di grande interesse sono le rivisitazioni di alta storia, come quelle dedicate a figure di medici famosi vissuti negli anni estensi e attivi alla corte ducale: Elia di Sabbato Beer, doctor mirabilis di Lionello d'Este o, due secoli dopo, l’attività del rabbino medico Jacob Zahalon autore del famoso trattato Il tesoro della vita.
Il libro ha la presentazione autorevolissima del Rabbino capo della Comunità ebraica ferrarese Luciano Meir Caro, di Giorgio Mortara presidente dell’Associazione medica ebraica e di Germano Salvatorelli professore all’Università di Ferrara e membro del Gruppo Mosè Maimonide oltre che di Gabriele Rinaldi direttore generale della Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Anna.
E colloca al centro delle sue pagine un testo fondamentale dedicato a La cultura ebraica e la società civile a Ferrara, redatto da Riccardo Modestino e Andrea Nascimbeni, mentre dello stesso Andrea Nascimbeni sono le pagine iniziali del libro che esplorano con una documentazione ricchissima i grandi temi della cura e della guarigione nella storia, nella teologia, nella cultura ebraica. Temi fondamentali il cui spirito può essere compendiato in queste parole di Maimonide, il grande teorico della dottrina etica dell’ebraismo, scritte alla fine del 1100: «La medicina ha una straordinaria importanza nel processo di acquisizione delle virtù, nella conoscenza di Dio ed al raggiungimento della vera felicità, talché il suo studio e il suo esercizio costituiscono l’occupazione più difficile fra tutte quelle esistenti…».
Le ultime pagine del libro sono affidate a Massimo Masotti, presidente della associazione medica nel cui ambito è nato il libro, il quale ha voluto ricordare poeticamente la figura di Cesare Minerbi «per quarant’anni primario dell’Arcispedale Sant’Anna e medico curante di quattro generazioni di ferraresi», nonno materno di Giorgio Bassani il quale lo descrive con queste splendide parole: «Quasi centenario vivendo fino all’ultimo del proprio lavoro passando arguto e solitario fra noi col sorriso del saggio e del filosofo e lo sguardo distante di chi ha scrutato il dolore».
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