Vittoria Triglione recita per scoprire se stessa
Si chiude con il teatro la programmazione mensile di luglio del Racket festival, la rassegna di eventi culturali organizzati al Palazzo della Racchetta, in via Vaspergolo. Stasera l’appuntamento è...
Si chiude con il teatro la programmazione mensile di luglio del Racket festival, la rassegna di eventi culturali organizzati al Palazzo della Racchetta, in via Vaspergolo.
Stasera l’appuntamento è alle 21.30, quando salirà sul palcoscenico l’attrice Vittoria Triglione, la quale si esibirà in un monologo scritto per lei da Michele Govoni. Dopo anni di collaborazione alle pagine culturali di quotidiani e riviste, e un primo premio letterario nel 2011, il giornalista e scrittore ferrarese presenta il suo esordio teatrale, alla regia del quale troviamo Virgilio Patarini, non solo curatore del Ferrara Art Festival, ma anche artista, autore, regista e attore.
Vittoria Triglione, pugliese di nascita e d’adozione ferrarese inizia a calcare le scene negli ultimi anni ’90 con il regista Marco Pilone, e negli anni successivi collabora con la compagnia Mimesis. Da quando è a Ferrara, l’attrice ha lavorato sotto la guida dei registi Davide Pedriali, Massimo Malucelli e Roberta Pazi, e attualmente fa parte di due compagnie teatrali “Piccoli tocchi di teatro” (Associazione Ferrara Off) e “Gli ammazzacaffè” con i quali organizza e interpreta cene con delitto. Il monologo di questa sera, Come la neve di primavera, narra la storia di Domitilla, una donna di trentanove anni, nel cuore un peso e una certezza: quella dell’ingannevole gioia del sabato sera. Ed è in un sabato sera qualunque che la protagonista si racconta attraverso frammenti di vita, ricordi che diventano nostri con il procedere dello strano stream of consciousness che si dipinge tra le linee incerte delle sensazioni umane e le emozioni di donna, una donna che truccandosi allo specchio non vede solo sè stessa, ma un riflesso di umanità.
L’atmosfera leggera e delicata delle confidenze iniziali lascia presto spazio a un finale simbolico, espressione del senso ultimo del monologo e della vita stessa. Verità solo in apparenza nascoste, che in maniera sempre più avvolgente fanno ricadere gli spettatori nella perturbante metafora di un’esistenza illusoria. L’entrata è a ingresso libero.
Irene Lodi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
