Berlusconi e il crollo costituzionale
Roveri denuncia l’ex premier: ha demolito gli argini democratici
Sono trascorsi vent’anni dall’ormai storica “discesa in campo” di Silvio Berlusconi e del suo movimento politico Forza Italia. Quest’anno l’ex premier è stato assolto dai giudici della seconda Corte d’Appello di Milano, nel processo Ruby, dalle accuse di concussione e prostituzione minorile, e ha siglato l’oramai celebre “Patto del Nazareno” con Matteo Renzi.
Sul lungo e tormentato periodo torna Alessandro Roveri con la sua ultima fatica, L’agguato. L’ex Cavaliere contro la Costituzione, edita dalla ferrarese Faust Edizioni e patrocinata dall’Istituto di Storia Contemporanea locale. Il libro nasce dalla certezza che Berlusconi «abbia per vent’anni lavorato alla demolizione degli argini democratici della Costituzione, aiutato anche - spiega l’autore - dalla mancata difesa, nella sinistra italiana, della magistratura italiana contro il berlusconismo».
L’analisi di questa “demolizione” parte dalla testimonianza dell’allora condirettore del Giornale, Federico Orlando, e prosegue, tra l’altro, con il “decreto salvaladri” dell’allora ministro Biondi, le cosiddette leggi ad personam, la rottura con Gianfranco Fini e la nascita del Governo Monti. Le varie vicende del berlusconismo sono, però, tenute assieme dai rapporti conflittuali tra politica e magistratura, da questo “agguato” alle basi dell’ordinamento repubblicano, ci dice Roveri, che è ancora in corso.
Tra le innumerevoli citazioni tratte dai libri di Marco Travaglio e le ripetute accuse di debolezza e omertà rivolte agli ex-Pci (in particolare a Massimo D’Alema), il saggio si conclude con un elogio della svolta renziana, meritevole di aver «ripulito il Pd da tutti coloro che sulla questione morale avevano chiuso un occhio, se non tutti e due». Non mancano, infine, le forti critiche al garantismo dei miglioristi del Pci, Emanuele Macaluso e Giorgio Napolitano e, insieme, l’elogio della “questione morale” berlingueriana.
Andrea Musacci
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