Vigorose e vibranti le tele dei ferraresi de Chirico e De Pisis
Protagonista dell’estate pesarese è la grande esposizione “La memoria del presente. Capolavori dal Novecento Italiano”, allestita ai Musei civici di Palazzo Mosca dal 23 giugno scorso al 2 novembre....
Protagonista dell’estate pesarese è la grande esposizione “La memoria del presente. Capolavori dal Novecento Italiano”, allestita ai Musei civici di Palazzo Mosca dal 23 giugno scorso al 2 novembre.
Nata dalla collaborazione tra Musei Civici, Comune di Pesaro, Sistema Museo e Popsophia Festival del Contemporaneo, patrocinata da Consiglio Regionale delle Marche e Provincia di Pesaro-Urbino, e con il sostegno di Banca dell’Adriatico, la temporanea si deve alla disponibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata, che ha generosamente prestato numerosi capolavori della preziosa collezione di Palazzo Ricci.
Oltre ai capolavori della Fondazione Carima, la mostra annovera alcuni prestiti da prestigiose collezioni private che integrano il percorso con opere emblematiche. Tra queste il bellissimo Ritratto di signora di Giorgio de Chirico, un dipinto degli anni venti in cui il Naturalismo dell’artista raggiunge l’apice di un’armonia e in cui lo sguardo malinconico del soggetto rimanda alle atmosfere metafisiche di una memoria ancestrale. Da segnalare vieppiù una sequenza straordinaria di opere di Filippo De Pisis, uno dei rari dipinti ancora figurativi di Giuseppe Capogrossi del ’41, e una bella composizione astratta di Bice Lazzari, grande sodale di Carlo Scarpa e Virgilio Guidi, del ’56. Dal Ritratto della Signora Vigliani Ranieri Clelia di Giacomo Balla, che richiama il romanticismo di fine Ottocento, alla Fucilazione di Ernesto Treccani, la prima parte mette a fuoco le innovazioni stilistiche dagli anni Venti al secondo conflitto mondiale: l’influenza francese de Les Italiens de Paris, documentata dai dipinti di De Pisis stesso; la ventata prorompente del Futurismo e il suo superamento verso la riscoperta di una nuova e più personale poetica.
Il panorama della visione subisce una svolta e l’artista decide di rappresentare non più quello che l’occhio vede, bensì l’emozione di ciò che percorre la sua mente. (m.c.n.)
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