La Nuova Ferrara

I LORO SECOLI E I NOSTRI 25 ANNI

dalla prima

Il parlare di noi - oggi - non è un atto di vanità, ma la riflessione su un fenomeno che appunto da quelle parrucche mantovane seicentesche ha attraversato generazioni di lettori evolvendo dall’onpape...

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Il parlare di noi - oggi - non è un atto di vanità, ma la riflessione su un fenomeno che appunto da quelle parrucche mantovane seicentesche ha attraversato generazioni di lettori evolvendo dall’onpaper all’online. Cioè dalla carta al digitale, avendo bene in mente che l'informazione è il sistema nervoso del presente.

Una visita alla mostra allestita nel gonzaghesco Palazzo Te è dunque necessaria perché ripercorre dalla genesi tutto quello che è effettivamente un giornale: agglomerato ragionato di notizie e opera dell’ingegno collettivo, artigianato e industria, esperienza antica e tecnologia all'avanguardia, quotidiano di carta e minuto per minuto nella sua versione in Rete.

Inaugurazione domani, apertura al pubblico martedì. L’esposizione dedicata ai 350 anni della Gazzetta porta diritta a Ferrara e alla Nuova, per una serie di motivi. Provo a indicarne qualcuno.

L'esperienza del quotidiano mantovano è stata così esemplare da riverberarsi in tre province emiliane; la formula sta semplicemente nel rappresentare la gente, i fatti, le opinioni locali con febbre professionale ed equilibrio; la parentela tra Mantova e Ferrara è strettissima per storia, cultura, esperienza principesca e rurale; la direzione della Gazzetta è affidata al collega Paolo Boldrini che per tre anni ha guidato la Nuova; l'esposizione a Palazzo Te compone una storia e spalanca una riflessione sul futuro, il potere e il dovere della stampa.

E poi l’itinerario Mantova-Ferrara o viceversa (strade antiche inguaribilmente "carrozzabili", arginali, curvilinee e quindi ancora seicentesche) fu di carta. Cultura scritta.

Leon Battista Alberti codificava il rinascimento tra Mantova e Ferrara. Isabella d’Este sfidava la cognata Lucrezia Borgia. L'Ariosto si faceva comprare la carta dai Gonzaga sul Garda e non pagava dazio, passava per Stellata e Bondeno, stampava a Ferrara e serviva gli Este. Il Tasso rimava per Alfonso II, dava di matto, finiva in cella, veniva liberato da Vincenzo I e portato a Mantova. D’Annunzio nominava Ferrara città del silenzio mentre a Mantova si ispirava per il suo Forse che sì forse che no. Bacchelli e Soldati solcavano il Po e narravano la sua gente…

È il passato storico, artistico, archivistico, letterario. La carta dei nostri giornali invece documenta il divenire quotidiano, realizza la connessione delle città, dei quartieri, dei paesi.

E ora la versione digitale raggruma e dilata la Terra, in un lampo. Oggi, digitando, siamo tutti lettori della Nuova come del New York Times.

L’avventura della Gazzetta, la mostra di Mantova e quindi il nostro lavoro ferrarese confermano: nella pancia della Valpadana, al di là dell’Appennino, o sui picchi delle Alpi tutti credono di essere il centro del mondo. Lo siamo.

Stefano Scansani

s.scansani@lanuovaferrara.it

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