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Quando De André a Ferrara parlava in difesa del popolo Rom

Quando De André a Ferrara parlava in difesa del popolo Rom

De André non si ascolta, si consulta. Guardandomi intorno nella mia desolante città ho sentito il bisogno di appoggiarmi non a una canzone o a un album, bensì a un discorso: quello con cui Faber...

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De André non si ascolta, si consulta. Guardandomi intorno nella mia desolante città ho sentito il bisogno di appoggiarmi non a una canzone o a un album, bensì a un discorso: quello con cui Faber introdusse la canzone Khorakhané al palazzetto dello sport di Ferrara, nel ’98. Ogni riferimento alla vox populi cittadina del momento è fortemente voluto: “…il popolo Rom gira il mondo da più di duemila anni affetto da dromomania, la mania dello spostamento continuo. Meriterebbe il Nobel per la Pace dal momento che lo fa senza armi ed è l'unico popolo a non aver mai dichiarato guerra rivendicando territori. Purtroppo gli storici preferiscono considerare i popoli solo quando essi sono organizzati in Stati, cosa inconciliabile con i Rom. Mi si dirà che gli zingari rubano, è vero, hanno rubato anche in casa mia, ma si difendono come possono da quando l’industrializzazione ha distrutto la loro economia fatta di artigianato che insieme alle giostre e agli allevamenti di cavalli costituivano il loro sostentamento. Rubano, è vero, ma non ho mai sentito di uno zingaro che abbia derubato tramite la fondazione di una banca”.

De André aveva il viziaccio di approfondire oltre la facciata del luogo comune prima di esprimersi. Di capire prima di giudicare. Di metabolizzare prima di esternare. Oggi ho voluto ricordare questo discorso regalato proprio a noi ferraresi sedici anni fa da un uomo pensante in grado di far riflettere con parole semplici figlie di meccanismi mentali che non sappiamo (o non vogliamo) più usare. In un momento in cui i riferimenti intellettuali sono i fabbricatori professionisti (o per hobby) di astio cieco e grossolano, ricorrere a uno come De André è l’unico atto di ribellione concreta che possiamo compiere.

Matteo Pedrini

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