La Nuova Ferrara

L’ex sindaco rilancia il lavoro operaio

L’ex sindaco rilancia il lavoro operaio

È uscito il nuovo libro di Sateriale: «Macchine al posto degli uomini, che errore»

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«Si tende a credere che quando falliscono i propri ideali, la Storia sia finita. Ma non è così e per fortuna», ha proferito perspicace ieri Gaetano Sateriale, giorno dell’uscita in libreria del suo ultimo libro edito da Bompiani, Tutti i colori dello zucchero. Il nuovo titolo mette a fuoco le sfumature che di norma non si prendono in considerazione dell’oro bianco. Il simbolo per eccellenza della dolcezza, difatti, dietro il prodotto rifinito cela una catena di rapporti umani e battaglie lavorative di innumerevoli vite, specialmente nella nostra provincia. Sateriale scrive di personaggi quotidiani a metà degli anni ’70, mentre il Pci si arroccava sulle sue posizioni e cambiavano i toni della Cgil, anche grazie alle spinte antagoniste: a Ferrara si passava da una cultura bracciantile ad una di stampo industriale.

La chiusura degli zuccherifici ha impoverito la nostra terra. E lei era il sindaco: è stata una sconfitta personale?

«Non era di competenza delle istituzioni locali - dice l’ex sindaco -, ma fu opera del ministro Alemanno. La nostra filiera industriale funzionava, fu chiusa senza motivo: c’è da esserne scandalizzati. E neppure è stata chiusa per andare incontro a Paesi più arretrati della Comunità Europea ma, anzi per favorire Francia e Gran Bretagna».

Donata, la compagna del giovane protagonista Enrico, chiude la relazione per abitare con altre femministe: gli ideali hanno effetti negativi?

«In questo frangente non c’entrano gli ideali, ma i legami che possono finire. Era, piuttosto, un momento di forte idealità e l’esito negativo è stato nella trasformazione delle aspirazioni in ideologie, reticolati che diversificano e allontanano gli individui. La spinta ideale originaria è stata importante, prima che iniziasse la delusione a un passo dal ’75. Il Femminismo fu realtà politica e culturale fondamentale, anche a Ferrara».

La sua generazione portava fiera l’eskimo e cambiava il mondo, almeno a parole. I fatti, tuttavia, hanno partorito Berlusconi…

«Questo non lo direi, noi abbiamo fatto di peggio: il frutto velenoso di allora è stato il terrorismo. Come eredità, però, mi fermerei lì. Berlusconi proviene dal decennio successivo, quello di Tangentopoli».

Il romanzo ridà dignità all’operaio in carne e ossa, perché oggi è necessario?

«Perché negli ultimi vent’anni il lavoro è stato svalutato a un qualsiasi fattore di produzione, l’ha affermato pure il papa. Ma per arrivare allo zucchero imbustato servono capacità. E tra gli anni ’80 e ’90 si è immaginato di poter sostituire le persone con le macchine. Nel capitolo sulla Montedison, ad esempio, tratto di operai capaci di far funzionare macchine complesse. Oggi, invece, le competenze vengono sminuite; i giovani, i più scolarizzati, per assurdo sono tenuti fuori dal mondo del lavoro».

Matteo Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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