La Nuova Ferrara

La splendida sala dell’Arengo compie i suoi primi 80 anni

La splendida sala dell’Arengo compie i suoi primi 80 anni

Nel 1934 Achille Funi inizia il lavoro con la collaborazione di Felicita Frai La vena pittorica dell’artista era attratta dall’arte figurativa tradizionale

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La splendida Sala dell’Arengo compie 80 anni. E la sua storia merita di essere raccontata. Nel 1934 Achille Funi affresca la Sala dell’Arengo con la collaborazione di Felicita Frai. Per ultimare questo capolavoro, ha impiegato quattro anni. Virgilio Socrate, meglio noto come Achille Funi, nasce a Ferrara nel 1890, anno in cui il dà inizio alla “corrente della Giovane Scuola”, con l’opera lirica più straordinaria: Cavalleria Rusticana. È il 17 maggio del 1890, quando Mascagni, risulta vincitore del Concorso Sonzogno, sbaragliando settantatre altri compositori e, debuttando al Costanzi di Roma, Teatro nel quale, ottiene un successo fuori dall’ordinario. L’incomparabile ruolo di Santuzza, il cui libretto è tratto da Verga, rimase nell’uditorio, poiché fino ad allora, la protagonista, passava a miglior vita, per esigenze scenico - librettistiche. I componenti, di questa corrente, più comunemente definiti “veristi” erano, oltre al Mascagni, G.Puccini, R.Leoncavallo, U.Giordano, A.Catalani, F.Cilea ed A. Franchetti. Di loro, le opere vennero descritte come veriste, anche se non tutte, lo furono. Achille Funi, frequentando l’Accademia di Brera, a Milano, dove si diplomò e, ne divenne insegnante, si avvicinò al movimento futurista, fondato da Marinetti, facendosi in breve amici come Boccioni e Carrà. Ma la sua vena pittorica, era attratta dall’arte figurativa tradizionale, classica ed arcaica e, di lì a breve abbandonò gli stilemi, del movimento marinettiano, ripristinando l’ordine, in una classicità dove, nonostante i volumi siano monumentali e primitivi, l’effige, il nudo, il paesaggio o la natura morta, acquisiscono quella tradizione coloristica fioca e, smorzata, tipica del XIV e XV secolo. Funi, preferì la tecnica dell’affresco e, nel 1922, formò il Gruppo “Novecento”. È di questi anni la “Venere innamorata” conservata a Milano, nella Galleria d'Arte Moderna. Inoltre decorò le pareti della Triennale di Milano, nel 1933 ed affrescò a Ferrara, “Il mito di Ferrara” nella Sala della Consulta del Palazzo Comunale. La sua arte s'esplicò anche nel mosaico. Morì ad Appiano Gentile nel 1972. Entrando nella sala, la parete di sinistra, è dedicata a San Giorgio nell’atto di trafiggere il drago e liberare la principessa, mentre sulla parete di fronte Funi ha rappresentato il mito di Fetonte che cade dal Carro del Sole folgorato da Giove ed anche il tragico rapporto amoroso tra Ugo d'Este e Parisina Malatesta. La parete a destra dell'ingresso propone, invece, alcune scene tratte dalla Gerusalemme Liberata e dall'Orlando Furioso. Agli angoli della sala si impongono all'attenzione le statuarie e vigorose figure di Ercole, Marte, Mercurio e Apollo. Sul soffitto, infine, le decorazioni allegoriche dei mesi dell’anno ed i segni zodiacali.

Mirella Golinelli

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