I Pink Floyd in latino adesso sono realtà Idea made in Ferrara
Oggi alle 17 all’Ariostea presentazione di Occulta Lunae Pars Di Cristoforo: «Abbiamo già richieste per live in tutta Italia»
Il 4 giugno scorso il ferrarese Nicola di Cristoforo, editore dell’Agendae Res riceve una chiamata molto importante. I Pink Floyd gli danno l’ok per la realizzazione di The dark side of the moon in latino.
Oggi, alle 17 nella Biblioteca Ariostea in via Scienze, Di Cristoforo potrà condividere il suo entusiasmo con tutti quelli che vorranno partecipare per conoscere la storia di Occulta Lunae Pars, l’unico progetto europeo approvato dai Pink Floyd per l’anno 2013.
Sembra quasi fantascienza eppure il progetto è completamente made in Fe. Pare proprio che con il ‘via libera’ del gruppo icona della storia della musica, si possa ufficialmente accettare il latino come lingua di composizione. Ad introdurre la presentazione dell’album sarà il vicesindaco Massimo Maisto e in seguito il nostro giornalista Davide Bonesi intervisterà Di Cristoforo, che l’editore che L’osservatore romano ha definito ammirevolmente ‘pazzo’. Anche il Gruppo Archeologico Ferrarese, tenace divulgatore della tradizione antica, sarà presente con Eleonora Poltronieri, mentre l’universo del latino sarà rappresentato da un ospite speciale: Giancarlo Rossi della Sodalitas Latina Mediolanensis. Non mancheranno i colpi di scena: gli studenti del Liceo Roiti hanno infatti in serbo una sorpresa in latino e come gran finale è prevista una performance del Gruppo Danza Antica di Villadose (Ro) sulle note di uno dei brani dell’album.
Il progetto dell’editore ha già fatto parlare di sé e da Basilea a Valencia, si sono moltiplicate le richieste di presentazioni dell’album e di live. I brani del disco sono suonati dai Fint Floyd di Frosinone e tradotti in lingua dalla professoressa Valeria Casadio.
Ma perché i Pink Floyd e perché proprio The dark side of the moon? «Volevo conciliare la mia passione per il latino con la mia predilezione per i Pink Floyd - racconta l’editore -; il film-concerto Live at Pompeii realizzato nel ’72 poi parla da sé. La scelta è caduta su quel disco perché è un album famoso ma anche perché i testi dei brani si prestavano particolarmente alla traduzione latina. Non mi ha stupito che Waters e i suoi colleghi abbiano avvallato, e per giunta in tempi brevi, la richiesta, non è la prima volta che prestano interesse per l’antichità. Quello che mi stupisce semmai è l’indifferenza che c’è qui in Italia: ho provato a contattare per progetti analoghi cantanti e teatri, nessuno mi ha risposto».
Ma, come si suol dire, gutta cavat lapidem (la goccia scava la pietra) e, come spiegherà oggi pomeriggio Di Cristoforo, siamo solo all’inizio dei giochi.
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