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De Carlo spiega perché il cuore è “primitivo”

De Carlo spiega perché il cuore è “primitivo”

È iniziata la fase più emotiva dopo l’uscita ancora tiepida dell’ultimo libro di Andrea De Carlo, Cuore primitivo (Bompiani). L'autore ieri è entrato alla Libreria Ibs.it sperando di raccogliere dai...

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È iniziata la fase più emotiva dopo l’uscita ancora tiepida dell’ultimo libro di Andrea De Carlo, Cuore primitivo (Bompiani). L'autore ieri è entrato alla Libreria Ibs.it sperando di raccogliere dai suoi lettori impressioni per accedere a nuovi mondi: «Quando scrivi, viaggi verso un altrove che ti porta lontano, come salire su un treno e adagiarsi ai vetri, perdendosi a osservare il resto che passa di fuori. Una sorta di trance che fa innamorare e non vorresti più lasciare».

La connotazione di ‘primitivo’ la dà il protagonista, Craig Nolan, marito di Mara Abbiati: «Il nucleo che manda gli impulsi primari per la nostra sopravvivenza - motiva una delle voci più avvolgenti della narrativa italiana - sta qui, nei nostri petti dall’alba dei tempi».

Per quanto la ragione riordini e argini le pulsioni, troppo spesso ci s’impone eccessivo equilibrio, il quale provoca l’infelicità delle relazioni amorose. Consapevolezza a cui De Carlo è arrivato attraverso anni di letture mirate: «Credo si riesca a intuire a prima vista chi possa salvarci la vita o, addirittura, condurci a cadere in un burrone».

Il fotogramma sul quale si apre il romanzo proviene da un ricordo personale dello scrittore, una fortuita caduta durante una vacanza, da cui ne uscì incolume. Perciò Craig, l’elaborato antropologo inglese, scivola giù dal tetto non riuscendo, però, a rialzarsi. Dal sereno del suo matrimonio l’aria di casa cambia nel lasso di un temporale estivo, sino all’incresparsi del rapporto di coppia, scoprendosi geloso del travolgente falegname, Ivo. Non a caso, il frammento finale dell’aggettivo ‘primitivo’. Una storia da seguire con trasporto, poiché sarà la sensibile Mara a decidere delle loro sorti.

Matteo Bianchi

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