Arriva un grande fumetto sulla storia di Ferrara
Dal castrum al secondo dopoguerra le nuvolette realizzate da Tebaldi e Vanni «I giovani devono riscoprire questo linguaggio, l’ideale è dedicarlo alla città»
Immaginate un Castello Estense di grafite ed il volto di Lucrezia Borgia incorniciato da una linea d’inchiostro, immaginate che le parole di Biagio Rossetti siano chiuse dentro una nuvoletta, insomma che, dal castrum al secondo dopo guerra, Ferrara diventi un grande, colorato fumetto.
Il progetto risale al 1994, ma trova un editore solo attorno al 2000, perché “gli anni d’oro del fumetto sono finiti”, i giovani preferiscono quelle storie nipponiche che possono poi ritrovare in televisione (anime) e più in generale il divertissment 2.0 dei videogiochi.
Eppure, lavorando a “Storia di Ferrara a fumetti” (edizione Trentini, 2001), Dino Tebaldi e Gianfranco Vanni avevano ben chiaro che il progetto si rivolgesse proprio «Ai più giovani, per cercare di suscitarne la curiosità e la voglia di approfondire - spiega il fumettista Vanni, conosciuto come Collirio -, perché il fumetto è un mezzo didattico straordinario». E dunque, se la matrice del progetto era chiaramente La storia d’Italia a fumetti di Enzo Biagi, il modello viene plasmato ed il mosaico della storia ferrarese percorre tutto il suo percorso cronologico («Con particolare riferimento alla Ferrara capitale rinascimentale, si capisce») attraverso i testi divertenti e divertiti, certamente accattivanti, nati dalla penna di Tebaldi. E i disegni di Collirio «Sono puliti, più comprensibili», la linea scelta è quella franco-belga, «Quella chiara di Tintin e Asterix, uniforme e precisa nei dettagli», così che illustrazioni e testo formino un miscuglio, ed attraverso questo il messaggio sia veicolato.
«Basta guardare nelle edicole: i giovani conoscono il fumetto, ma non lo frequentano», sospira Collirio che, da insegnante, ricorda con nostalgia gli anni «In cui nelle classi l’80% dei ragazzi ne leggeva almeno uno», per poi tornare con orgoglio a quella che definisce «Una delle mie più belle pubblicazioni».
“Storia di Ferrara a fumetti” ha infatti il pregio di «Essere (quasi) un unicum - continua - non se ne trovano di libri così belli nelle altre città, vuoi per colpa di amministrazioni sorde, vuoi per il continuo sottovalutarlo quale forma di linguaggio». Eppure il fumetto, il suo legare così indissolubilmente parole e figure, a sdoppiarne i significanti, a raddoppiarne il significato, è «Il mezzo didattico più coinvolgente», strumento capace di risvegliare la curiosità assopita ed incatenarla allo sfogliare delle pagine. A fumetti ci sono storie del mondo, della mitologia, dell’Italia, ma non degli «Scrigni di cultura delle sue realtà cittadine: ah, se tutte le città si fossero dedicate un fumetto!».
Silvia Franzoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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