Terremotati, un film sull’Italia di oggi e di ieri
Giornata sul set a Mirabello assieme a regista ed attori. Colangeli: «È un ritratto sulla coscienza di classe che non c’è più»
Di primo acchito era il blu delle tende della Protezione civile a dominare il campetto da calcio di piazza Roda a Mirabello, riportando alla mente i momenti bui di quella notte, in cui non si sapeva più dove volgere lo sguardo. Ieri mattina è stato allestito lì il set cinematografico di Terremotati - la notte non fa più paura, entrando nel quale pare di tornare indietro nel tempo ai terribili “giorni dopo” il sisma del 2012, quando quelle stesse tende erano unico rifugio sicuro dei molti sfollati.
Nonostante i ritmi massacranti di lavoro, il morale dello staff, che ha solo 12 giorni per girare, dopo il primo ciak dello scorso 20 settembre, è alto.
«Abbiamo voluto portare sullo schermo ciò che è stato veramente attraverso il linguaggio del cinema - ha raccontato il regista Marco Cassini, ripercorrendo la genesi del progetto - dopo decine di no per il finanziamento, è arrivato il miracolo grazie al generoso contributo privato di Maria Rita Storti, che ha voluto investire in questo progetto».
L’ideale per il giovane regista è che il lungometraggio finale duri fra i 65 e gli 80 minuti, in modo da avere un prodotto confezionato per la distribuizione non solo nei festival, ma anche nei cinema. «La nostra è l’epoca di Gomorra, Breaking Bad e Il trono di spade - ha aggiunto Cassini -, le persone hanno bisogno di immedesimarsi in realtà diverse, ecco perché può essere utile portare in scena questo contesto».
L’Emilia Romagna, nonostante i disagi, è sempre stata una terra di combattenti, ed è stata forse la determinazione e la forza congenita nel Dna dei suoi abitanti a convincere il multiforme Giorgio Colangeli a partecipare: «Il mio personaggio è un ex operaio in pensione, padre di uno dei protagonisti. Il film mette in scena un ritratto dell’Italia di oggi, ma anche di ieri, quando esisteva una coscienza di classe maggiore: si può dire che ci sia anche un accenno all’evoluzione storica del nostro Paese».
Questo «tradimento della natura», come lo definisce Colangeli, è stato inaspettato, imprevedibile, sconvolgente, e una delle riflessioni più profonde ispirate da Terremotati è il meccanismo con cui si muove la solidarietà, «A volte spinta da empatia personale, ma più spesso originata dalle grandi tragedie, naturali o meno: quando si rischia la vita e si teme per la propria sopravvivenza ci si rende consapevoli di essere un punto in un’estesa rete di contatti, che all’improvviso diventa visibile», conclude il noto attore.
E anche Stefano Muroni e Walter Cordopatri, i due protagonisti, hanno riferito caratteristiche e curiosità: «Il soggetto che impersono - dice Muroni - vive in attesa, è come se aspettasse perennemente qualcosa che ancora non esiste, qualcosa che forse arriverà dopo il sisma». «Il titolo - continua l’amico e collega Cordopatri - simboleggia anche il terremoto interiore, quello vissuto nell’intimità dell’anima di ogni vittima».
Un film sui rapporti umani e quotidiani, ma con il valore aggiunto di un taglio spiccatamente sociale, dato dalla ricostruzione dei complessi scambi tra imprenditori e operai, oltre che quelli tra familiari. Mercoledì sarà l’ultimo giorno di riprese e il prospetto è di partire immediatamente con la post-produzione. In base a questi dati il periodo previsto per la distribuzione di Terremotati è la primavera 2015, in tempo per la presentazione estiva al Festival di Giffoni. Sicuramente un progetto ambizioso, e con altissimi rischi di realizzazione, ma che promette un risultato di grande valore e, in ogni caso, un bell’esempio di imprenditorialità (impegnata) giovanile.
Irene Lodi
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