Un patrimonio artistico stimato in 9 milioni di euro
La Fondazione Carife possiede 109 dipinti di grandi autori e 584 ceramiche
di GIAN PIETRO ZERBINI
Il patrimonio artistico della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara - a bilancio 2013 - è stimato in oltre 9 milioni di euro. È costituito da 109 opere pittoriche e 584 pezzi di ceramiche pregiate. Un’acquisizione che si è consolidata nel tempo, soprattutto nei primi anni Duemila, quando l’ente di via Cairoli aveva i necessari mezzi finanziari per permettersi di riportare a Ferrara capolavori che nei secoli avevano preso altre strade.
Dai dati forniti da Guido Reggio (segretario generale della Fondazione Carife ) e da Marianna Pellegrini (coordinatrice dei progetti) emerge una storia di mecenatismo e ricerca di capolavori, soprattutto di grandi artisti ferraresi, che parte da lontano, ancora prima della data di nascita della Fondazione.
Nel 1961, infatti, la Cassa di Risparmio di Ferrara diede inizio alle proprie collezioni d'arte antica con l'acquisizione di dipinti provenienti dal soppresso Monte di Pietà e da collezioni private cittadine (Massari Zavaglia, Massari Ricasoli Firidolfi nel 1973, Mazza nel 1980). Nel 1984, a seguito della convenzione stabilita con la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici, la Cassa di Risparmio decise di depositare le proprie opere (63 quadri) presso la Pinacoteca Nazionale di Ferrara al Palazzo dei Diamanti. Tra gli autori si citano: Bastianino, Carlo Bononi, Leonardo Brescia, Lorenzo Costa, Maestro della Pietà Massari, Maestro del Trittico di Imola, Maestro di Casa Pendaglia, Domenico Panetti, Vicino da Ferrara e Scarsellino.
«Un'altra tappa importante fu raggiunta nel 1992 - spiegano Reggio e Pellegrini - quando la Fondazione Cassa di Risparmio, da poco costituita, riuscì ad acquistare un lotto di dipinti (23 opere) provenienti dalla collezione Sacrati Strozzi che andò ad aggiungersi a quello recuperato dalla Soprintendenza di Firenze e destinato dallo Stato Italiano a Palazzo dei Diamanti. Tornava così a Ferrara parte di una collezione che, ivi costituitasi nel corso dei secoli, era stata trasferita a Firenze solo nell'Ottocento. Tra gli autori spiccano: Scuola di Raffaellino del Garbo, El Greco, Guido Cagnacci, Giovanni da Modena, Biagio d'Antonio, Battista Dossi e Luigi Crespi. Nel 2004 la Fondazione ha acquisito la quadreria originariamente costituita dalla Cassa di Risparmio, di cui meritoriamente ha continuato il programma di recupero del patrimonio artistico ferrarese, disperso a causa di spoliazioni e vendite».
Oltre all'acquisto di collezioni, sono stati recuperati sul mercato antiquario e presso case d'asta internazionali diversi quadri ( 21 opere) riconducibili a Ferrara, per provenienza collezionistica o per autore, tra cui spiccano opere di: Garofalo, Scarsellino, Carlo Bononi, Niccolò Pisano, Bastarolo, Dosso Dossi, Bastianino e Girolamo da Carpi. Tali opere sono state depositate a loro volta in Pinacoteca, pertanto ad oggi nel museo cittadino possono essere ammirate ben 107 opere di proprietà della Fondazione. Altre due opere invece, un quadro di Boldini e uno di De Pisis, sono in deposito presso le Gallerie Civiche di Arte Moderna.
Un discorso a parte merita la monumentale. collezione di ceramiche, dell’epoca tardomedievale e rinascimentale dell'area padana centro-orientale, in buona parte di origine ferrarese. La collezione comprende 584 pezzi, di cui: 360 ceramiche acquistate nel 2004, in parte conosciute anche al di fuori degli specialisti in quanto illustrate in pubblicazioni dell'ultimo venticinquennio dedicate alle graffite ferraresi Estensi e Arcaiche Padane. Poi 185 ceramiche acquistate nel 2007 dalla Fondazione Carife con una collezione che oltre ad integrare il nucleo precedentemente recuperato, documenta la produzione di ceramica graffita e di mezzamaiolica in aree diverse da quelle del Ducato di Ferrara, con l'intento di sottolineare le affinità e le differenze esistenti tra le botteghe operanti nella grande area del graffito. Infine 39 ceramiche acquistate nel 2008, i cui esemplari sono costituiti in prevalenza da forme chiuse, un piccolo nucleo dei quali è costituito da rari “doppi boccali” di grandi e insolite dimensioni.
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