DAL PALCO FRANCESCHINI FULMINÒ I GUFI D’ITALIA
Scendendo dal palco gliel’ho buttata lì, al ministro: «Badi che domani si merita un titolo in prima, tipo “Franceschini frusta l'Italia”». Ci ha pensato su un attimo, e ha risposto: «Non è così. Ce l’...
Scendendo dal palco gliel’ho buttata lì, al ministro: «Badi che domani si merita un titolo in prima, tipo “Franceschini frusta l'Italia”». Ci ha pensato su un attimo, e ha risposto: «Non è così. Ce l’ho con chi si ostina a scrivere deprimendo o addirittura non scrivendo». Esempio? «Eccolo qua: i ventisette ministri colleghi europei riuniti alla Venaria Reale hanno espresso tutto il loro stupore per le bellezze ammirate e il primato del Paese nel mondo, e non si capacitano del perché noi arranchiamo, non ripartiamo, gli italiani non ne profittano…».
Sbaglierò, ma ad innescare la frustata franceschiniana sono stati anche i discorsi rimbalzati, ampi e applauditi, sui libri finalisti al Premio Estense. Un ritratto dal vivo di come siamo e stiamo al mondo. Basta la sequenza: “Il paese del male” (la Siria, intendiamoci); “La lunga notte dell'euro” (in Italia, è evidente); “I libri sono pericolosi” (l’intelligente ignoranza del potere); “Wunderkammer” (temibile termine tedesco che sta per camera delle meraviglie). Eppoi, sedendo fra il direttore del Sole 24 Ore Napoletano e il presidente degli industriali ferraresi Maiarelli, il ministro non poteva non cogliere la critica e la pressione. Parola giusta: aspettativa. Non c’entra l’uomo-scrittore-avvocato-politico ferrarese, che nei primi anni Ottanta stava nel plotone entusiasta della giuria popolare: Franceschini, l'altra sera, era il governo, e ha usato la frusta del governo. Ha mostrato qual è la temperatura (da febbre, sforzo, pressione) dentro l’esecutivo Renzi alla prova delle promesse da esaudire, assediato dalle attese e dalle critiche montanti.
Contrattacco, quindi, con la parola-formula che il premier ripeterà venerdì a Ferrara, per Internazionale: ottimismo. Che da noi è diventata uno slogan inventato e interpretato da Tonino Guerra: “L'ottimismo è il gusto della vita”. Peccato che per gli italiani, ora, sia uno spot pubblicitario.
Stefano Scansani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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