I promessi sposi rivivono in biblioteca
Lunedì 6 all’Ariostea due spettacoli per dare voce all’eredità di Manzoni
I promessi sposi come, e soprattutto dove, non li avete mai visti. Ovvero all’interno della Biblioteca Ariostea di Ferrara. Si annuncia come un’interessante riproposizione del classico della letteratura italiana firmato da Alessandro Manzoni, lo spettacolo che andrà in scena nello scrigno culturale per eccellenza della città, riadattato a palco per l’occasione. L’appuntamento è lunedì, con due recite (alle 16 e alle 20), ad ingresso gratuito. Protagonista l’attore-regista Massimiliano Finazzer Flory che insieme alla ballerina Ghislaine Valeriani (già prima ballerina dell’Arena di Verona) darà vita a uno spettacolo di 70 minuti.
Finazzer Flory interpreterà attraverso un monologo i capitoli più significativi dell’opera di Manzoni, tra cui il prologo, i bravi e Don Abbondio, Fra Cristoforo e Don Rodrigo, L’addio ai monti, La rivolta del pane, l’Innominato e Lucia, la morte di Cecilia.
A promuovere l’iniziativa è l’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea: «Lo spettacolo che si svolgerà in sala Agnelli - spiega la presidente Paola Zanardi - è particolarmente suggestivo e coinvolgente, come ho potuto verificare di persona a Verona, nella biblioteca capitolare, in anteprima. È il motivo per cui abbiamo deciso di promuoverlo a Ferrara».
La data nella nostra città è parte di un vero e proprio tour nelle più belle biblioteche italiane, al fine di valorizzare il patrimonio culturale del nostro Paese. Fino a dicembre, in collaborazione con diversi enti nazionali e con il patrocinio del Centro nazionale studi manzoniani, Finazzer Flory metterà in scena I promessi sposi in tutte le regioni con oltre 40 spettacoli. Per difendere le biblioteche come impresa del sapere, dichiara lo stesso Finazzer Flory, «L’eredità di Manzoni è finita nelle biblioteche e là spesso giace, senza parola. Con il teatro vogliamo dare voce e volto a questa eredità. Con la biblioteca come altare dell’ascolto. La mia messa in scena colloca il testo nel 1628 e mette l’accento sui dubbi e le domande dei personaggi, curvando i caratteri dei protagonisti come se potessimo origliare la loro coscienza, le loro inquietudini. I capitoli messi in scena parlano di noi, del nostro tempo». Le coreografie dello spettacolo sono basate sulle musiche di Giuseppe Verdi, costumi della sartoria della Scala di Milano.
Fabio Terminali
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