La Nuova Ferrara

La penna racconta il tempo E l’ordinario è straordinario

La penna racconta il tempo E l’ordinario è straordinario

Può succedere che la poesia riesca a risaltare esperienze isolate e trascurate Il ferrarese Guerneri ci accompagna nella scoperta di Armitage e McKendrick

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VIGNOLA (MO)

S. uccede, talvolta e per fortuna, che la poesia risalti ciò che sta ai margini, come sosteneva il poeta Seamus Heaney, portando alla luce le esperienze isolate, trascurate, restituendo loro una dignità collettiva. Un’appartenenza che rischiari la solitudine. E il ferrarese Luca Guerneri, che sabato scorso ha ricordato l'aneddoto al Poesia Festival 2014, si è laureato sui versi del Nobel irlandese. Con gli anni, però, ha sentito la necessità di tradurre qualcuno più vicino a sé, pur senza tralasciare la tradizione. Tanto è vero che nella rocca medievale di Vignola (Mo) lo hanno affiancato due delle voci più ascoltate del contemporaneo inglese, Simon Armitage e Jamie McKendrick. «Le poesie di Simon e Jamie - spiega - sono state scoperte frutto di viaggi oltremanica, quando il web ancora non esisteva e i libri restavano laddove erano nati»; perciò entrava nelle librerie londinesi e armato di curiosità iniziava la sua cerca, alla maniera degli eroi arturiani inseguiti da Armitage. «Ho tradotto Simon intorno al 1994 e poco dopo Jamie - prosegue Guerneri -; mentre il primo racconta il tuo tempo, rendendo l’ordinario straordinario, e mescolando con naturalezza ai versi i suoi gusti musicali e la strada dei ragazzi, il secondo è un cesellatore, attento alla qualità dell'immagine particolare, che ricava tuttavia con grande leggerezza d'animo». Sono due personalità benefiche, sia da leggere che da incontrare, com’è stato in seguito per Guerneri stesso, che ha legato personalmente con entrambi.

Armitage, che in Gran Bretagna gode di una certa notorietà dovuta all’esposizione mediatica, ha indagato a tal punto la sua lingua da esserne risalito alla radice primordiale. E impiega la sua penna a 360º, per documentari televisivi, stampa quotidiana e teatro, avendo pure fondato un gruppo musicale di nicchia. Una sorta di Wu Ming britannico, dotato di umorismo dosato e sottile. McKendrick, invece, ha sempre bistrattato la dimensione del presente condiviso, per nulla togliere al suo battito interiore. D’altronde, la poesia può fregarsene della contingenza e volare alto, all’eterno. Egli ama sia la severità di Petrarca sia quella di Pasolini, e sta traducendo per la storica editrice Penguin Il romanzo di Ferrara del nostro Bassani, mettendo in contatto due culture distanti. «Jamie e io - chiude Guerneri - siamo stati a Ferrara insieme di recente, dove ha voluto attraversare gli spazi bassaniani per riuscire a collocarli. Penso spesso alla mia città; da piccolo mi faceva paura il dito puntato di Savonarola e oggi mi manca molto arrampicarmi sugli alberi enormi di Parco Massari».

Matteo Bianchi

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