La Nuova Ferrara

progetto “dante 2.0”

La tecnologia usata al servizio degli studi filologici sui classici

La tecnologia usata al servizio degli studi filologici sui classici

Nell’era di internet, del digitale e della vita virtuale, è difficile avere ancora tempo di leggere un libro, e magari scegliere pure un classico, diciamo la Divina Commedia di Dante, ad esempio....

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Nell’era di internet, del digitale e della vita virtuale, è difficile avere ancora tempo di leggere un libro, e magari scegliere pure un classico, diciamo la Divina Commedia di Dante, ad esempio. Eppure, le nuove tecnologie hanno enormi potenzialità anche per gli studi umanistici, e l’ha dimostrato il professor Paolo Trovato (ex rettore) del Dipartimento ferrarese di lettere e filosofia venerdì scorso, esponendo la sua ricerca filologica proprio sul capolavoro dantesco. È stato grazie ad una tecnica innovativa di ricerca e catalogazione dei cosiddetti “luoghi” filologici ritenuti dubbi che il professore ed il suo gruppo di ricerca hanno potuto verificare in maniera rapida, e sicuramente molto precisa, le concordanze e gli errori contenuti nel passaggio dai manoscritti della tradizione.

Questo è solo uno degli innumerevoli esempi di cosa possa significare per la ricerca, la filologia, e più in generale per la letteratura, un nuovo modo di vivere, studiare e leggere il testo. Nonostante i rischi presentati da un cattivo uso degli strumenti a nostra disposizione, della tecnologia bisogna riconoscere che consente infinite possibilità, conservare e archiviare manoscritti, che, digitalizzati, potrebbero diventare fruibili da un pubblico molto più ampio, permette una libertà di espressione narrativa per tanti, attraverso blog o social network, per non parlare dell’accelerazione della comunicazione. Un cambiamento, anzi, una rivoluzione sociale è in atto, e anche gli studi che appaiono così lontani dal digitale come quelli umanistici devono restare al passo, perché lavori come questi, di “Dante 2.0” devono diventare di quotidiana amministrazione per professori e soprattutto studenti. Forse tramite un sistema diverso e più vicino a loro anche le nuove generazioni ritroveranno entusiasmo ed interesse per la straordinaria tradizione italiana.

Irene Lodi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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