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Il “Ghirlinzone” citato dal Tasso

Il “Ghirlinzone” citato dal Tasso

Orazio Grillenzoni ha realizzato il “San Sebastiano” della chiesa di San Carlo

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Non solo una buona stella, ma una intera galassia deve aver portato bene ad un modesto pittore e scultore cinquecentesco che nessunissimo avrebbe mai ricordato per la propria attività, ma ebbe in sorte di incontrare Torquato Tasso che intitolò un suo dialogo letterario con il cognome dell'amico, Il Ghirlinzone overo l'epitafio. Si chiamava più precisamente Orazio Grillenzoni, ma lui stesso a volte firmava storpiando le proprie generalità. Nacque intorno al 1557 a Carpi, terra estense, e visse per qualche tempo a Ferrara al servizio della corte ducale. Era protetto dal conterraneo Guido Coccapani che aveva a Ferrara rilevanti incarichi pubblici e al quale Tasso dedicò alcune sue rime (nn. 392, 627, 653, 654, 655, 730). Di recente Margherita Fratarcangeli ha tentato di ricostruire la vita di Orazio (O.G. Una biografia per un'opera, in "Annali della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon", XIII,2013, pp.403-410) del quale rimane una sola opera certa, l'enfatico San Sebastiano del 1581 in terracotta policroma a grandezza naturale che fu trasferito intorno al 1824 nella chiesa di San Carlo dopo la chiusura del tempio per il quale era stato ideato, la perduta vicina chiesa di Sant'Anna, nel cui ospedale Tasso, proprio nel 1581, era rinchiuso da un paio d'anni per i suoi drammatici problemi mentali. Allora il priore Agostino Mosti, che tanta parte ebbe nelle vicende tassiane (tra l'altro, nel fatidico 1581 usciva la prima edizione della Gerusalemme Liberata) fece riedificare il tempio quattrocentesco di Sant'Anna ammalorato dal terremoto del 1570. San Sebastiano, cristiano sopravvissuto alle frecce degli aguzzini di Diocleziano, era ritenuto un santo guaritore, in specie del mutismo, e lo si pregava per prevenire la peste o guarirne. Una statua del taumaturgo ben si adattava ad una chiesa collegata ad un ospedale, per Orazio eseguirla fu una grande occasione. Il Ghirlinzone venne scritto nel 1585, l'anno che precede la liberazione di Tasso da Sant'Anna, e subito pubblicato senza l'autorizzazione dell'autore. Contiene una accorata orazione funebre per Barbara d'Austria, la seconda moglie di Alfonso II morta più di un decennio prima. Nel dialogo, Tasso, sotto il nome di Forestiero Napolitano, spiega ad Orazio alcune sue idee sulla forma letteraria dell'epitaffio sepolcrale. Sembra che il carpigiano avesse velleità di poeta, leggendo proprie orazioni nelle case nobili. Tasso catturava la memoria di Barbara perché solo allora si stava innalzando il suo avello monumentale nella chiesa del Gesù. Con un misto di cortigianeria e malanimo verso altri letterati estensi chiamati dalla corte a cantare personaggi defunti d'alto rango in concorrenza con lui. Orazio fu tra coloro, tutti artisti ormai poco noti (il lombardo Casella, il siciliano Antoniuzzo Gagini, e, appunto, Grillenzoni) che eseguirono la tomba della duchessa, progettata forse da Pirro Ligorio, tra 1584 e 1592. Il San Sebastiano oggi a San Carlo, mai molto apprezzato, fece inorridire gli studiosi dell'Ottocento che vi scorgevano una sgraziata ispirazione michelangiolesca (ed eredita pure una personale osservazione delle opere di Bastianino, il cui Giudizio Universale in Duomo fu terminato nell'81), ma è stato poi giustamente rivalutato da critici più vicini a noi. (m.t.)

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