Il motto del Jazz Club è ispirato da Gaber
“Libertà è partecipazione” le parole del presidente Firrincieli nel presentare la stagione: «Più gente viene, meglio è»
“Libertà è partecipazione”. Andrea Firrincieli, presidente del Jazz Club Ferrara, ha preso in prestito le parole di Gaber per parlare dello spirito della nuova stagione concertistica (la XVI) ormai alle porte. Ieri si è svolta la conferenza stampa di presentazione del programma che dal 18 ottobre tornerà ad animare il Torrione di San Giovanni, prestigiosa sede del club. «Mi piace citare Gaber in questo contesto - le prime parole del presidente -, come invito a partecipare alle serate organizzate dal Jazz Club; più gente viene, meglio è».
Prima di entrare nel vivo del cartellone è doveroso soffermarsi su alcuni interventi di restyling che attualmente tengono tutto lo staff, Firrincieli compreso, un po’ con il fiato sospeso. «I lavori di impiantistica sono iniziati il 28 agosto - spiega l’architetto Natascia Frasson -; siamo in linea con i tempi quindi come da programma tra una decina di giorni lo spazio riaprirà. Gli interventi termineranno definitivamente nella pausa invernale».
I 55mila euro necessari sono stati messi a disposizione dal Comune di Ferrara che, come ha affermato il vicesindaco Massimo Maisto, considera il Jazz Club una delle colonne della politica culturale cittadina: «La stagione dei grandi eventi - dice - si è conclusa con Internazionale ma ribadisco, come ho sempre fatto, che la grande forza di Ferrara sta proprio in ciò che succede ogni giorno».
Il Jazz Club rinnova gemellaggi e co-produzioni con Ferrara Musica, Bologna Jazz Festival, Crossroads Jazz e altro in regione, così la stagione si inserisce in una rete di ampio respiro regionale e nazionale. Con la consueta cadenza di tre concerti settimanali (venerdì, sabato e lunedì) il palinsesto di Ferrara in Jazz si fregia di oltre trenta main concert tenuti da grandi protagonisti del panorama internazionale fra cui Ambrose Akinmusire, Lou Donaldson, Anat Cohen, Uri Caine e Han Bennink, John Taylor, Steve Kuhn, John Abercrombie, George Cable e Fabrizio Bosso. Ad arricchire questo ghiotto elenco due appuntamenti in ‘trasferta’ al Teatro Comunale “Abbado”: il piano solo di Hiromi e il duo Kenny Barron-Dave Holland. Immancabili i lunedì firmati Happy Go Lucky Local caratterizzati da esplosive jam session e dedicati ad artisti emergenti e a protagonisti della scena musicale regionale e nazionale. Torna inoltre la golosa cornice di Somethin’Else con l’esplorazione di itinerari etnici gastronomico-musicali. Spazio anche all’arte contemporanea con “You ain’t gonna know me ’cos you think you know me”, personale del giovane fotografo emiliano Matteo Mangherini, curata da Eleonora Sole Travagli. «Ce n’è davvero per tutti i gusti - ha concluso Francesco Bettini, il direttore artistico -; anche quest’anno abbiamo voluto lasciare spazio alle realtà emergenti e di nicchia, senza però trascurare i grandi nomi del jazz come ad esempio Lou Donaldson, un simpatico 88enne che gira ancora il mondo portando il suo sax e la sua musica».
Samuele Govoni
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