Sicilia ’43, il nuovo lavoro di Folco Quilici
«Come qualsiasi storia del cinema italiano - ha esordito Folco Quilici - è complicata: avrei voluto celebrare il 50esimo dello sbarco in Sicilia delle truppe americane, poi alcuni impedimenti da...
«Come qualsiasi storia del cinema italiano - ha esordito Folco Quilici - è complicata: avrei voluto celebrare il 50esimo dello sbarco in Sicilia delle truppe americane, poi alcuni impedimenti da parte del Mibact e dell’Istituto Luce ne hanno causato lo slittamento in avanti di tre anni». Da poco, dunque, sono cominciate le riprese di Sicilia ’43, il titolo provvisorio del nuovo film documentario del regista e scrittore ferrarese. Le prove che lo hanno mosso all’impresa storiografica, non possono essere ignorate: «Sono venute a galla - ha spiegato - una serie di stragi impressionanti e sottaciute. Inizialmente l’ordine del generale Patton era di uccidere tutti. Nelle foto i siciliani sorridono, perché aspettavano da loro la pagnotta, tuttavia le fucilazioni sono state troppe per non renderle pubbliche». Durante una pausa del recente Premio Estense, per il quale torna sempre con il cuore nella sua Ferrara, Quilici ci ha raccontato di essersi spostato di paese in paese, riportando fedelmente i lineamenti geopolitici del sud e riprendendo le testimonianze dei discendenti diretti. Nel frattempo, uscirà a breve la pellicola commovente del figlio Brando e Roger Spottiswoode, “Il mio amico Nanuk”; l’amicizia in mezzo ai ghiacci del Canada tra il piccolo Luke e un cucciolo di orso polare separato dalla madre. Il 13 novembre in tutte le sale italiane.
Matteo Bianchi
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