La scienza incontra l’arte e diventa “magia”
Il professor Giovanni Villa a Ferrara per illustrare le nuove tecniche di studio del patrimonio culturale
L’incontro che si è tenuto ieri pomeriggio nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia avrebbe potuto intitolarsi: “Quando la scienza incontra l’arte”. E invece, per inaugurare il nuovo ciclo di conferenze che si svolgeranno nella celebre cornice, è stato scelto un nome più artigiano: “In officina. Indagando Schifanoia”. Protagonista dell’appuntamento è stato Giovanni C.F. Villa, docente di Storia dell’arte moderna e di Museografia all’Università degli studi di Bergamo, curatore di mostre memorabili come quelle dedicate a Giovanni Bellini (2008), Lorenzo Lotto (2011) e Tiziano (2013) presso le Scuderie del Quirinale a Roma. «Giovanni Villa - lo ha introdotto Giovanni Sassu, comitato scientifico Istituto di studi rinascimentali di Ferrara - è una delle figure più importanti nella nell’ambito della storia dell’arte. In sé riassume sia scienza e metodologia artistica, sia capacità scientifiche nel senso più tecnico del termine. Da anni lavora attraverso tecnologie meno invasive possibili, allo studio del nostro patrimonio culturale». Inoltre, una delle capacità maggiori del docente e studioso, è senza dubbio quella della comunicazione. Villa infatti ha saputo spiegare in maniera semplice, per quanto concerne la materia, il processo di studio che lo ha impegnato sì al Salone dei Mesi, ma anche su altre opere di altissimo rilievo. La conferenza si è concentrata sui misteri che ruotano attorno all’esecuzione del celebre ciclo voluto da Borso d’Este, con particolare riferimento agli aspetti tecnici ed esecutivi. Villa, assieme a Gianluca Poldi (ieri assente perché impegnato in un'altra conferenza), ha avviato nei mesi scorsi una campagna di indagini scientifiche sulle pitture murali del Salone nel quadro di una collaborazione tra il Centro Arti Visive dell’Università bergamasca, del quale è direttore, e i Musei Civici di Arte Antica. Il progetto è ambizioso: realizzare analisi non invasive di tipo fotografico (riflettografie in infrarosso, infrarosso falso colore, fluorescenza uv) e di tipo spettroscopico per il riconoscimento dei pigmenti, relativamente alle porzioni dipinte ad affresco, ma, soprattutto, a quelle dipinte “a secco”, oggi quasi del tutto invisibili. A partecipare all’appuntamento, come sempre succede in questi casi, è stato un folto numero di pubblico. “In officina. Indagando Schifanoia” è anche stata l’occasione per accennare al calendario futuro composto da numerosi eventi di rilievo tra cui la XVII Settimana di alti studi rinascimentali: “La Melencolia di Albrecht Durer cinquecento anni dopo (1514-2014)”, che si svolgerà il 4-5-6 dicembre e le celebrazioni per i 500 anni dell’ “Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto.
Samuele Govoni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
