"Ho visto anche degli zingari felici", ecco la canzone d'autore
“La canzone d’autore è viva e lotta insieme a noi”. Potrebbe suonare più o meno così un ipotetico flash d’agenzia su quanto andato in scena durante gli scorsi venerdì e sabato alla Sala Estense di...
“La canzone d’autore è viva e lotta insieme a noi”. Potrebbe suonare più o meno così un ipotetico flash d’agenzia su quanto andato in scena durante gli scorsi venerdì e sabato alla Sala Estense di Ferrara. Viva, anche se i direttori artistici l’hanno costretta nel reparto terapia intensiva della discografia, tenuta in vita da sporadici temerari. Tra questi prodi prende posto a buon diritto Pino Calautti che, con la sua associazione “Aspettando Godot”, ha organizzato la 3ª edizione della “Rassegna della storica e nuova canzone d’autore” presentata quest’anno dal giornalista romano Checchino Antonini. Scalpelli dorati della parola in musica che hanno scolpito canzoni sulla pietra, ma anche giovani proseliti, si sono succeduti sul palco. A rompere il ghiaccio nella prima serata ci ha pensato il ferrarese Pedrini Cantastorie seguito dalla band Cranchi (finalista al Premio Tenco 2013) col suo folk-rock dalle sonorità delicate a supporto di testi che attingono da fatti e personaggi storici. Scaldato il pubblico, è giunto il momento dei big. Prima le carezze arpeggiate di Renzo Zenobi (famoso per collaborazioni con De Gregori, Ron, Dalla e per un’onesta carriera solista) hanno emozionato il pubblico culminando con Silvia, il suo pezzo più celebre. Infine Massimo Bubola ha prima ricevuto il premio “Amilcare Rambaldi” e poi - accompagnato dalla corista Erika Ardemagni e dal chitarrista Enrico Mantovani - ha alternato citazioni storico-letterarie, brani celeberrimi della sua quarantennale carriera (Puoi uccidermi, Niente passa invano e Il cielo d’Irlanda) e due canzoni frutto del suo storico sodalizio con Fabrizio De Andrè: Fiume Sand Creek e Canto del servo pastore. La serata di sabato si è aperta con il quintetto bolognese Méséglise con i loro testi ricercati in ambientazione progressive e si è conclusa con la performance di Massimo Altomare, tra brani del periodo Loy & Altomare ed estratti dall’ultimo album solista. E in mezzo il maestro, anzi, il professor Claudio Lolli, autentica pietra angolare del cantautorato italiano. Accompagnato dai fidi musicisti degli anni ’70, Lolli ha letteralmente rapito il pubblico aprendo con Viaggio e proseguendo con Da zero e dintorni, Folk Studio e Analfabetizzazione (“Mao Tse Tung aveva torto: il potere non nasce dal fucile, ma dalle parole”). E tra versi di Pietro Ingrao (“pensammo una torre, scavammo nella polvere”) e un reading dedicato al cantautore livornese Piero Ciampi, la versione integrale di quella che è forse la più grande canzone italiana mai scritta: Ho visto anche degli zingari felici. Serate di nuovi brani d’autore e soprattutto di canzoni che se ne fregano del tempo e continuano a camminarci a fianco, a guardarci dentro, a dirci chi siamo. (mat.ped.)
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