Il "Demonio" apre la stagione all'Abbado
Buona la prima della stagione di danza con tanti giovani (e tanti applausi) per il debutto dello spettacolo di Vandekeybus
L'innocenza non è dell'infanzia. L'infanzia può essere, nell'identità psicologica dell'uomo e della donna, il demonio motore che scatena le azioni più allucinate dell'età adulta. Per questo la cattiveria di ciascuno (così come le freudiane "turbe") va ricercata nella dimensione bambina che ciascuno ha attraversato. Questo il messaggio sostanziale dello spettacolo di danza Talk to the Demon (Parlando con il Demonio) che Vim Vandekeybus e la sua compagnia, Ultima Vez, hanno presentato ad inaugurazione della stagione di danza del Teatro comunale Claudio "Abbado".
Cento minuti senza intervallo di sussurri, salti, urla, contorsioni, vessazioni, chiacchiere infantili fintamente innocenti, anzi provocatoriamente elementari perché sensate; chiacchiere sugli interrogativi esistenziali a confronto con l'insensatezza degli atteggiamenti che i danzatori-attori assumono via via durante i cento minuti. In scena ci sono sei adulti e due bambini e all'inizio un adulto chiede al pubblico di scegliere chi fra i due bambini che conduce per mano deve "andare in scena": Laso, di 7 anni, oppure Samuel, di 11 anni? La scelta del pubblico, per alzata di mano, cade quasi ovviamente sul più piccolo, senza sapere che sarà il Demonio della rappresentazione, quello che interroga, istiga, ispira, confonde e castiga i sei adulti.
Non c'è musica che ispiri il movimento, ma semplicemente l'amplificazione e la distorsione funzionale dei respiri, dei gridi, dei lamenti, dei singhiozzi, delle risate e delle isterie degli adulti, mentre il bambino porge le sue apparentemente innocenti domande ed esprime i suoi apparentemente innocenti pensieri con voce flautata, bonaria, anzi buonista, dimostrando che la saggezza non è dei vecchi e l'innocenza non è dell'infanzia. La provocazione caricata su Talk to the Demon da Vim Vandekeybus irrita, roba da crampi allo stomaco, perché non è una buona novella, distrugge la morale, confonde l'etica, si compiace di descrivere la natura luciferina dell'umanità. Non è una grande novità e non è neanche un immaginario che superi la realtà, perché "the Demon" nella storia recente ha guidato e guida gli atteggiamenti dei nazisti, degli stalinisti, degli sgozzatori dell'Isis, ma anche dei padri che ammazzano mogli e figli nell'opulento e "progredito" occidente.
Il Teatro "Abbado" era gremito soprattutto di giovani, plaudenti, anzi osannanti e fine spettacolo. E noi ci siamo chiesti: cosa applaudono? L'energia dei danzatori o i contenuti luciferini dello spettacolo? La pittoresca rappresentazione del Demonio che, dal Rothbart del "Lago dei cigni" di Chajkovskij, al Doctor Faustus di Christopher Marlowe, da Mary Wigman a Virgilio Sieni, è una presenza costante nelle rappresentazioni teatrali, oppure la sua espressione antipittoresca, quella vera e allucinogena qui e ora?
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