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album per sax e pianoforte

In “Sette passi verso il cielo” Manuzzi incontra Tagliani

In “Sette passi verso il cielo” Manuzzi incontra Tagliani

Nel settembre indeciso di un’estate labile, tra le fila di nuovi e vecchi nomi dell’universo musicale, ha preso posto un cd dalla copertina tutta bianca: in trasparenza, una figura tratteggiata dalle...

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Nel settembre indeciso di un’estate labile, tra le fila di nuovi e vecchi nomi dell’universo musicale, ha preso posto un cd dalla copertina tutta bianca: in trasparenza, una figura tratteggiata dalle ombre, delicata, evanescente come l’estate.

Il titolo, in rosso, sussurra “Sette passi verso il cielo”. Il nuovo album di Roberto Manuzzi, il sax che ha condiviso il palco con Francesco Guccini, è stato rilasciato per Velut Luna il primo settembre 2014 e porta con sé una purezza chiarita, prima ancora che dall’ascolto, dall’immagine che ne fa da cover. Ma poi questa si apre sotto la spinta di mani curiose, e nulla di quanto atteso ci fosse nell'ascoltatore è tradito. Le note che Manuzzi dirige attraverso il suo strumento d’ottone sono limpide, pulite, e la melodia corre su di un accompagnamento al pianoforte - quello della pianista e didatta Paola Tagliani - che pare prenderla per mano e sospingerla. E così, accade che agli 88 tasti sia affidato il rincorrersi dei piedi dei ballerini evocati in “La danza”, ma l’intrecciarsi delle loro mani, e i sapienti movimenti di testa e corpo, sono disegnati dalle dolci vibrazioni dell’ancia. Niente è lasciato alla superficie, il suono scava nel profondo di sfumature pacate che echeggiano di tutta la musica del mondo. È un’armonia di sensazioni quella che il duo jazz (ma forse anche il più poliedrico tra i generi risulta, in questo caso, riduttivo) suscita nell'ascoltatore, il senso si amplifica e la leggerezza dei suoni lo acuisce: “Anna di via Croce Bianca” pare ora una figura vivida che scompare solo quando l’ascoltatore riapre gli occhi. Quando poi il terzo pedale dilata il tempo, il sax giunge in punta di piedi ad aprire verso l'etereo e, passo passo, davvero si arriva al cielo: le sette note, per Manuzzi, sono i sette scalini di una scala immaginaria ed immaginata che accompagna la fragilità del senso fino all'impressione pura.

Silvia Franzoni

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