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Un mondo di riflessioni nel chiaroscuro di Andreotti

Un mondo di riflessioni nel chiaroscuro di Andreotti

Nuovi lavori per uno dei fondatori della Libera Università dell’Autobiografia Domenica il poeta presenta “Dell’ombra la luce” e “Il silenzio non è detto”

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Un insieme complementare e indivisibile, pensieri sparsi sulle pagine chiaroscure di Dell’ombra la luce (L’arcolaio) e Il silenzio non è detto (Mimesis), è quello delle due più recenti pubblicazioni di Angelo Andreotti.

L’appuntamento è domenica, alle 17.30, in vicolo del Carbone 18/a, nell’omonima galleria dove, dopo l’introduzione di Gianni Cerioli, il poeta presenta le sue ultime uscite. Nel primo l’autore pare destreggiarsi leggero tra i versi dei suoi componimenti, omaggio all’antica lettura aedica ad alta voce. Si riscontrano fra le righe della sua opera anche la forte passione per l’arte e quella per la filosofia, soprattutto nei riferimenti ai maestri Heidegger, Mondrian e Celan. Percezioni sussurrate o gridate, buio e luce che prendono corpo e vita, tratteggiando un giorno e una notte metaforici, e declinabili secondo le sensazioni del lettore: “(…) l’altalenante mescolanza tra luce e ombra senza il bisogno di una tregua accordata, che è insegnamento di amore e di abbraccio”, attesta Matteo Bianchi nell’introduzione. Si tratta di una metrica che compone un canto, quella di Andreotti, che denota i colori delle sensazioni stesse con una straordinaria abilità, appoggiata a ritmi intimi e delicati di pagina in pagina: “Dell’ombra la luce è un canto d’amore (…) tra chi vorrebbe sapere e chi è tenace nel preservare della prima sostanza l’arcano”, appunta Duccio Demetrio nella postfazione.

Il silenzio non è detto, invece, è più prosastico, un taccuino riflessivo che insegue un passo interiore, annotazioni trascritte come si manifestano nella sua mente. Elogio al lirismo, che “ha nello sguardo la dolcezza dei ricordi. Scruta la memoria. Sa l’impossibilità. E sapendolo diventa possibile”, raddensa l’autore, in bilico tra l’infinito della pronuncia e la nostalgia del passato. Entrambe le esperienze sono state immerse nel suo vissuto: Andreotti non esita a riversare parte del sé presente e passato, rivelando una poetica combattuta, ugualmente frammentata e composita, astratta e suadente.

Seguendo il filo conduttore dell’autobiografismo si arriva a Treviso, dove da domani si tiene il festival Carta Carbone, incentrato su riscoperta e valorizzazione del genere. Tanto è vero che l’Accademia del Silenzio di Anghiari, la Libera Università dell’Autobiografia, della quale il poeta è stato tra i fondatori, è presente alla manifestazione nelle relazioni di svariati suoi docenti. In versi Andreotti ha inoltre pubblicato: Polaroid (1996, in riedizione per Booksalad), Porto Palos (Book, 2006), La faretra di Zenone (Corbo, 2008), Nel verso della vita (Este Edition, 2010) e Parole come dita (Mobydick 2011, Premio Caput Gauri 2013).

Irene Lodi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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