Il diario di un curato della Bassa Ferrarese
Memorie personali che diventano patrimonio della collettività nel libro uscito postumo di monsignor Samaritani
di ANDREA SAMARITANI
Memorie personali che diventano patrimonio della collettività. Mons. Antonio Samaritani (1926-2013) dopo aver passato una vita sui libri, sui manoscritti antichi, sui microfilm delle biblioteche di mezza Italia, decise nel 2010 di affidare nelle mani di don Andrea Zerbini la sua autobiografia dattiloscritta, che oggi è diventata un libro.
«Vicende e pensieri di un prete della Bassa Ferrarese, della seconda metà del secolo XX», questo il titolo del volume, voluto fortemente da mons. Danillo Bisarello, a nome del Seminario Arcivescovile di Ferrara, che ne firma la prefazione e da Don Andrea Zerbini che ne è il curatore, per i tipi delle Edizioni Cartografica (Ferrara, 2014).
«Il percorso storiografico di mons. Samaritani fu proprio quello di istruire piste di ricerca e studi che facessero emergere profili di religiosità e di civiltà locali e dunque a valenza e significato sociali, mai disgiunte tuttavia dal contesto storico globale tenendo insieme e presente sia gli avvenimenti come le strutture, una ricerca che si muovesse -tra istituzioni e società- e di questo ne sono testimoni diversi titoli dei suoi lavori», scrive così nella presentazione Don Andrea Zerbini, che sta per concludere la complessa digitalizzazione di tutti i lavori di mons. Samaritani, composta da 355 libri editi e tanti altri materiali inediti, tramite il Cedoc SFR (Centro di Documentazione Santa Francesca Romana, che ha sede presso l'omonima parrocchia di via XX settembre a Ferrara), che saranno presto a disposizione delle biblioteche della città e del territorio, e scaricabili dal sito della diocesi di Ferrara-Comacchio.
Il volume ripercorre le vicende umane di mons. Samaritani e propone al lettore, per la prima volta, le sue riflessioni non ancora condivise e divulgate. Mons. Samaritani ha corretto e aggiustato più volte il lungo testo, per evitare fraintendimenti e lasciare poco margine alla libera interpretazione dello scritto. Ha voluto lasciarci la lettura corretta, non tanto della sua vita in forma autocelebrativa, quanto invece un quadro preciso nel quale si è sviluppata la sua esistenza terrena. Mosso dall'esigenza di informare futuri ricercatori storici sulla validità o meno di certe fonti, cercando laddove era possibile, anche spazi di racconto, poetici e narrativi. «A Lagosanto scrissi e pubblicai, anonima, la mia prima opera: uno studio, per così dire, riguardante l'applicazione della legge stralcio sulla riforma agraria nel comprensorio laghese, un epicentro, quello, specie allora, fra i più lacerati dalle tremende lotte agrarie del dopoguerra nel basso ferrarese: la mia terra».
Tensioni che coinvolgevano anche la Chiesa, negli anni della condanna del comunismo, vissuta da mons. Samaritani con questo atteggiamento: "onestamente applicata con immensa sofferenza e con tutto il possibile tatto". Negli anni le sue ricerche storiche sono andate sempre di più verso la conoscenza dei movimenti che stavano tra il monachesimo benedettino specie eremitico e il francescanesimo-spiritualista per cercare di svelare le correnti, le più sotterranee, della riforma della Chiesa rispetto alla forma archetipica. Sono tante le definizioni, dei movimenti religiosi locali che hanno affollato i suoi pensieri e le sue indagini d'archivio: l'eremetismo laico, i frati di penitenza, le confraternite battute, gli asceti individuali premonitori di riforme, i conversi, gli oblati, i servi di masnada, i nuovi ordini mendicanti, fino alle beghine-pinzocchere.
A differenza della storiografia ecclesiastica ufficiale in Italia, che era ed è, tendenzialmente rivolta alle indagini della chiesa gerarchica: papato, collegio cardinalizio, curia romana, diocesi e vescovi.
«Per quello che attiene il diretto approccio alla storia della religiosità popolare, in senso stretto, verso la quale, in questa panoramica d'insieme, porto un vivido e indissociabile interesse di studio, ho cercato di mediare le dialettiche gramsciane e le istanze antropologiche della corrente strutturalista con la composita visione dell'indirizzo spiritualista-cattolico variamente espresso, evitando, per quanto mi è stato possibile, precomprensione sempre in agguato». Il libro svolge bene il suo pensiero, che stava in mezzo, sopra e sotto i libri che scriveva e quelli sui quali studiava. Tanti gli uni quanto gli altri. Una vita tra i libri, testimoniata anche nel lascito che è stato donato di recente al Seminario diocesano di Ferrara, che ha accolto la sua personale e importante biblioteca, istituendo un fondo unitario a lui intitolato.
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