Carattere, grazia stato di quiete ma anche movimento
Dipingere dalla luce e con la luce: la sfida di Luca Zarattini Un grande talento nato a Comacchio e cittadino del mondo
Per il secondo anno, il Festival Internazionale di Ferrara e l’artista Luca Zarattini, classe 1984 residente a Comacchio, si sono incontrati. Un sodalizio che ha avuto luogo al Liceo Artistico Dosso Dossi di Ferrara.
“Templum” è il nome dell’esposizione la cui curatela è stata messa nelle mani di Marco Spaggiari. Nel catalogo della mostra una citazione di Goethe “l’arte è creazione molto prima di essere bellezza, eppure è vera e grande, spesso più vera e grande di quanto è bella”. Possiamo definire arte la creazione delle opere qui esposte? Può spiegarci in che ambito si svolge la sua ricerca artistica?
«Non è mio compito definire arte il risultato della mia ricerca. Goethe si riferiva alla grande arte come ad un qualcosa avente determinate caratteristiche: carattere, grazia, stato di quiete e movimento. Tutte queste categorie erano per lui inscindibili dal modello per antonomasia: la natura. L’artista dovrebbe perciò imparare ad esprimersi così come l’ha vista agire, difendendo però, attraverso l’espressione della propria soggettività, lo “scarto” tra la realizzazione e l’altro da sé. Questa mostra è nata dalla condivisione e dagli scontri con Marco Spaggiari, altro da me, appunto. In quest’ottica ho accettato binari teoretici che mi sono stati proposti come limiti al mio operare e dai quali avrei potuto desumere risposte o pormi ulteriori domande. Uno tra i problemi che ho dovuto considerare, è stato quello di cercare di dipingere con la luce, dalla luce. Luce artificiale usata quindi nella creazione di immagini materiche e plastiche che mi consentisse di plasmare in maniera attiva la proiezione delle ombre nate tra gli aggetti. A tal proposito Arturo Martini sosteneva, da scultore, di non riuscire a governare l’ombra. Io, anche se da pittore, ho cercato di farlo. Così come abbiamo tentato, nella comune veste del Collettivo Centonove, di porci altri problemi, tra i quali quelli di colore, montaggio e trasparenza nella realizzazione di un video che si trova in mostra nella adiacente gipsoteca dell’istituto.
Salta subito agli occhi che i soggetti delle sue opere tradiscono il suo profondo legame verso paese di provenienza. Traspaiono elementi naturali come legni acqua, sabbia, piccole imbarcazioni che ricordano le Valli di Comacchio e la costa, mi sbaglio?
«Il soggetto, essendo sotto i miei occhi dalla nascita, si è dimostrato funzionale alla risoluzione del problema sopracitato: il problema acqua - riflesso - luce. In questo modo mi sono ritrovato ad omaggiare, reinventandolo, il mio territorio di provenienza: Comacchio. Barche, architetture vallive, scorci di necropoli, soggetti resi attraverso l’utilizzo di materiali rubati all’edilizia. Bassorilievi ed altorilievi realizzati su tavole di legno trattate con colla da pavimento e stucco. Materiali poveri sui quali ho cercato di fare affiorare una grazia ed una eleganza che quegli stessi materiali sembravano avere smarrito, sublimandoli.
Sfogliando ancora il suggestivo catalogo emergono molti nomi di collaboratori che hanno ricoperto un ruolo attivo nell’esposizione. Quanto considera importante Luca Zarattini il lavoro di squadra a completamento delle esposizioni e di questa in particolare?
«Mi ritrovo sempre estremamente grato quando, ogni qualvolta organizzo una mostra, trovo un riscontro umano ed aiuti in molte persone. Per realizzare eventi a costi accettabili sono estremamente importanti professionalità e lavoro di squadra. A tale scopo é nato il Collettivo Centonove, fondato da me e Marco Spaggiari ed ampliato nella sua veste estense dall'apporto di Lara Limongelli e Daniele Gagliardi: un tentativo programmatico di azione artistica in sinergia. Mi si permetta perciò di ringraziare il Liceo artistico Dosso Dossi (per la sede) ed alcuni tra gli “sponsor” tecnici: L’Indispensabile Cucina Mobile (per il rinfresco biologico); la ditta Arcobaleno (per il trasporto), l’associazione Barcaioli e la Vineria la Fortezza di Comacchio. Un ringraziamento anche al prof. Luca Farulli per la conferenza tenuta nella sede dell'esposizione e a tutte quelle altre persone che hanno collaborato attivamente alla riuscita di questa esposizione».
Leggendo il suo percorso artistico ho visto che lei dal 2005 ha esposto in tutta Italia mentre l’ultima sua personale a Comacchio risale al 2009.
«Si, è da circa una decina d’anni che sono attivo dal punto di vista delle esposizioni d'arte. Nel 2009 l’amministrazione decise di omaggiare il mio percorso invitandomi a realizzare una mostra a Palazzo Bellini. Il 2010, il 2011 ed il 2012 mi hanno visto invece partecipare attivamente alla vita del mio comune in veste di curatore artistico. Certe sedi nel nostro territorio andrebbero ulteriormente valorizzate. Basti ricordare che, durante la fine degli anni 80 e inizi 90, Palazzo Bellini ospitò diverse mostre dal calibro internazionale.
Antonella Poletti
©RIPRODUZIONE RISERVATAi
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