La costruzione dell’aeroporto a Poggio Renatico
Una mossa strategica per rispondere alle esigenze militari dopo la ritirata di Caporetto
Di stanza all'aeroscalo di Ferrara vi erano vari tipi di dirigibili, tutti in comune avevano alcune caratteristiche tipiche del mezzo: l'operatività dipendeva molto dalle condizione meteo; la velocità ridotta ne faceva un facile bersaglio per la contraerea, per i fucili e gli aerei; la quota operativa doveva essere superiore ai 2000/2500 metri; il gas era altamente infiammabile; le missioni si svolgevano in gran parte di notte per non essere avvistati molto tempo prima. Per non parlare degli equipaggi che erano costretti in spazi angusti, al freddo e alla pioggia. Nonostante questi inconvenienti svolsero numerose missioni sul fronte austriaco.
Anche Ferrara dovette subire tre attacchi aerei, ma solamente in un caso vi furono danni all'aeroscalo: alle 20.40 del 29 settembre 1917 fu dato l'allarme e iniziarono i tiri della contraerea da S. Luca e S. Giorgio, dagli idrovolanti austriaci caddero varie bombe e una scheggia entrò nell'hangar piccolo provocando l'incendio e la distruzione di un'aeronave. Verso la fine del conflitto mondiale si arrivò anche alla costruzione di un aeroporto militare a Poggio Renatico, dove oggi sorge la base del Coa. «Fu costruito nei primi mesi del 1918, quando a seguito della ritirata di Caporetto, si rese necessario arretrare tutto il dispositivo dell'aviazione italiana ed attivare nuovi campi di volo nella Pianura Padana. Poggio Renatico doveva rispondere alle esigenze della Regia Marina, intenzionata all'epoca a costruire una propria forza di bombardamento per continuare il martellamento delle basi navali avversarie». Furono sistemate le strade che dovevano portare alla base e creato un collegamento con la stazione di Poggio. «Il campo di volo fu approntato in località Cascina Nuova dove furono costruiti hangar, capannoni, magazzini, alloggi, un'infermeria e depositi munizioni. La pista di atterraggio, studiata per il decollo e l'atterraggio dei bombardieri Caproni e dei caccia, misurava 800 metri per 550».
La mostra all'Ariostea - come il catalogo - contiene anche un interessante intervento dello storico Luigi Davide Mantovani sulla condizione politica e sociale di Ferrara alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. (f.z.)
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