«Un lungo viaggio verso il sogno»
Ermira Rama è arrivata in Italia dall’Albania. Oggi è un’affermata archeologa
Ermira Rama è nata a Tirana 32 anni fa. Oggi vive a Ferrara ed è una bravissima archeologa. La sua storia merita di essere raccontata. «Sono cresciuta con il mito dell’Italia. Mio nonno paterno aveva studiato a Milano ed era innamorato di quella città. Purtroppo il regime comunista avevano chiuso tutte le frontiere e lui non è più potuto tornare. Dai suoi racconti ha preso vita il mio sogno». Il 13 luglio 1990 Ermira è arrivata nella nostra penisola, a bordo di un barcone. «Ero piccola ma mi ricordo tutto. Era una sera d’estate, già nel lettone dei miei (dormivamo in una stanza io, i miei due fratelli e i miei genitori, perché vivevamo in casa con i nonni e tre fratelli di papà). Mamma quella sera era più agitata del solito, si affacciava di continuo dal balcone e papà non è tornato a casa. Al mattino ci ha vestiti in fretta e continuava a ripetere che avremmo cambiato vita. Saremmo andati in Italia.... Ero felice ma nello stesso tempo non volevo lasciare i miei giochi, le mie amiche. Non avevo niente. Passavo le giornate a catturare qualche topolino, mangiavamo pane bagnato con lo zucchero, ma soprattutto raccoglievamo da terra le gomme da masticare... Vedevo il mondo con gli occhi di un bambino, un mondo bellissimo».
Nella vita di Ermira in poche ore tutto cambia. «Siamo andati all’Ambasciata italiana, il regime comunista era caduto e i cancelli si erano aperti. C’era mio padre, aveva preso il posto...Siamo stati all’interno per tre giorni, quindi ci hanno fatto imbarcare». «Siamo arrivati a Brindisi con una nave enorme, bellissima...Eravamo cento, forse qualcuno in più». «Io il mare non l’avevo mai visto, così come non avevo mai visto le enormi tavolate davanti al Porto, tutte quelle luci, quelle persone... Era proprio come l’aveva raccontata mio nonno, l’Italia».
Da Brindisi a Bari, ospiti in una casa di riposo. «Era settembre, dovevo iniziare la scuola. Avevo sei anni. E qui inizia la mia fortuna. La mia maestra di italiano, Mirella Fiore, prende a cuore il nostro caso: una famiglia poverissima, con tre figli e senza lavoro. Mio padre è stato subito assunto al supermercato sotto casa sua. Ha fatto ristrutturare la casa di sua cugina che era adibita a scantinato e ci siamo andati a vivere lì. Mirella ha pensato a tutte le spese...E poi, poi un giorno ha chiesto a miei se poteva adottarmi. E così è stato. Sono entrata far parte di quella famiglia, avevo un altro fratello e un’altra sorella. Nel week end tornavo dai miei genitori. Una fortuna così nessuno l’ha mai avuta. Una vita piena d’amore».
La scuola, l’Università a Siena «sono andata avanti grazie alle borse di studio, per non gravare troppo sulle mie famiglie. E ho sempre lavorato, sempre». Laureata con il massimo dei voti, Ermira è oggi archeologa «ed anche mamma di Livia, avendo nel frattempo incontrato mio marito».
«Il mio sogno è diventato realtà. Cosa faccio in questo momento? La baby sitter ad ore, stiro per chi ne ha bisogno e nel fine settimana la promoter in qualche negozio. Fino a questa estate ho lavorato come archeologa in un cantiere a Bologna, ma adesso sono a casa. Continuo a studiare - chiude -, con la speranza di riuscire un giorno a vivere della mia passione: la storia».
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