Con Mishima la danza è affresco inquietante
Una performance di inquietante bellezza. Così si può definire lo spettacolo andato in scena l'altra sera nel Teatro Abbado dove per la stagione di danza la coreografa e danzatrice Sayoko Onishi e la...
Una performance di inquietante bellezza. Così si può definire lo spettacolo andato in scena l'altra sera nel Teatro Abbado dove per la stagione di danza la coreografa e danzatrice Sayoko Onishi e la regista e attrice Valentina Cidda hanno portato il loro “Mishima l'angelo del nulla”. Una prima assoluta, costruita sulla figura di Yukio Mishima, il più famoso degli scrittori giapponesi morto suicida per harakiri nel 1970. Inquietante perché nei diversi quadri emergono gli aspetti più contradditori della personalità dello scrittore, dal ricordo dell'infanzia repressa per scelte educative imposte dalla nonna (che nella performance si tramuta nella repressione imposta dalle regole sociali del Giappone occidentalizzato), al tormento dovuto alla crisi d'identità, alla scelta del suicidio come catarsi ma anche come ribellione spettacolare e totale alle convenzioni sociali postbelliche. Inquietante perché si respira aria di morte, anzi di attesa ed evocazione (non invocazione) della morte. Inquietante perché poi, in fondo, la morte appare come sublimazione della cieca fede, del dogma e, proprio per questo, creatrice di energia, di volontà, di azione allo stremo, di atto coscientemente cercato. «Non Dio - disse - decido io» è un verso della più bella canzone di Piero Ciampi dedicata al suicidio, che sintetizza quale volontà umana possa contrastare la volontà divina; un verso che si attaglia come un guanto allo spettacolo realizzato dalla Onishi e dalla Cidda. Bellezza: anche questo è lo spettacolo “Mishima l'angelo del nulla” perché grazie alla danza butoh, al suo rallenty reiterato, vengono svelate luminosità, ombre e angolazioni del corpo umano che solo i grandi pittori hanno saputo imprimere sulla tela o sull’affresco murale con sublime efficacia drammatica. Così la citazione di un San Sebastiano al momento del suo martirio, come pure la scena finale dell'harakiri, quando la ballerina apre il ventre alla cascata di petali rossi e simula la posa della Madonna delle sette spade, a cui Simeone disse il giorno della presentazione di Gesù al tempio «.. e anche a te una spada trafiggerà l'anima», sono quadri di grande suggestione. Si sa, la danza contemporanea vive sulle suggestioni, più che sul racconto: e di suggestioni, la Onishi e la Cidda, assieme ad Erica Archinucci e Valentino Infuso, gli altri due attori e danzatori della compagnia Dulcamarateatro, ne hanno profuso a volontà. Bastava raccoglierle, anche se inquietavano. Anche se angosciavano. Anche se toglievano riso e sorriso dalla bocca degli spettatori. Pochi, teatro semivuoto. Peccato.
Athos Tromboni
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