La Nuova Ferrara

L’omaggio

La scuola e Ferrara, le grandi passioni di Inzerillo

di LUISA CARRÀ
La scuola e Ferrara, le grandi passioni di Inzerillo

La presidente della Società Dante Alighieri ricorda lo storico provveditore agli studi

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di LUISA CARRÀ

La morte di Giuseppe Inzerillo è stata una notizia terribile, che ha colpito di sorpresa la città nei giorni più assolati e caldi d'agosto, che hanno impedito a tanti, come a me, di partecipare alle sue esequie. Inzerillo era una figura molto nota nella città, soprattutto nella sua veste di ex Provveditore storico di Ferrara. Giustamente ha affermato l'ex preside Sisto Finessi che tutti ricordano Giuseppe Inzerillo, nessuno si ricorda dei Provveditori venuti dopo di lui. Inzerillo, pur con il suo carattere a volte difficile, ha molto amato la scuola e la città di Ferrara, nella quale è rimasto anche dopo la sopravvenuta pensione e dove è stato sepolto, nella città nella quale risiede la famiglia, che egli ha costruito venendo a Ferrara da Mazara del Vallo, sua città di origine.

Io e il Sovrintendente Inzerillo abbiamo iniziato la nostra carriera negli stessi anni Sessanta: egli funzionario direttivo del Provveditorato di Ferrara, poi provveditore e infine sovrintendente scolastico per l'Emilia-Romagna, io docente di scuola di I e II grado, poi preside di scuola di I e II grado, e infine dirigente superiore per i servizi ispettivi, assegnata alla Sovrintendenza scolastica di Bologna.

Fuori della Scuola era molto amabile, aveva il senso dell'ironia e della comicità: sapeva far ridere, spesso a spese dei presidi più fragili, che però proteggeva, in caso di necessità. Soleva dire che egli dirigeva la scuola con la coda dell'occhio. Egli ha tenuto con me sempre un rapporto cortese, di stima e di apprezzamento, ma formale, a differenza di quello che aveva con presidi più anziani quali Franceschini, Buganza, Pinca, Bagioni, Ravelli, Perfetti, altri…

Lo stesso atteggiamento ha avuto quando si è avvicinato alla Dante, per la quale ha tenuto conferenze di grande livello, quali la presentazione del libro “Parole di vetro” di Gardenio Granata, per il quale nutriva sentimenti di alta stima ed affetto, specialmente quando quest'ultimo incontrò momenti sfortunati nella scuola. Introvabile ormai il Quaderno XVIII, 2013, della Dante, dove è contenuto un suo pregevolissimo lavoro “Donna d'amore e di pianto”, che rievoca pagine di autori stranieri o italiani, in particolare ferraresi, che hanno illustrato o cantato Ferrara. Egli ha voluto che io presentassi, nel 2011, il suo libro “Un palazzo, un Circolo e una lunga storia ferrarese” nel salone d'onore del Circolo Negozianti, di cui era Presidente, gremito di soci e simpatizzanti. Mi ha donato il libro con una dedica sottilmente scherzosa, nella quale amabilmente ha scritto: «Tra le vestali tenaci delle tradizioni ferraresi sovra ogni altra l'ispettrice, placida e sicura, nei cieli della Letteratura vola, messaggera dei principi più alti della Dante Alighieri, che a Ferrara serena presiede, da uno sveglio apprendimento e da una prolungata esperienza d'insegnamento».

L'ultima fatica è stata la sua personale distribuzione capillare, di casa in casa degli amici - all'inizio di questa estate, quasi presago della fine - del libro di suo padre, Lorenzo Inzerillo “Una città di polvere e di gelsomini”, con titolo altamente poetico, nel quale sono contenuti due illuminanti e ispirate prefazioni, la prima di Antonino Cusumano “Nostalgia del padre”, in cui si delinea la figura paterna quale valore simbolico della norma e dell'etica della responsabilità, che può far dire allo stesso Cusumano che «il padre non è morto», la seconda di Giuseppe Inzerillo, che traccia, con grondante affetto figliale, la figura paterna quale baluardo della difesa delle antiche tradizioni pubbliche e private di Mazara del Vallo, purtroppo travolte dai nuovi costumi pubblici e privati, intercorsi con l'affermazione della cittadinanza di massa, politica e civile. E che Giuseppe Inzerillo, sulla scia paterna, ha voluto ricordare ai figli e alle generazioni future, fiducioso che il «profumo dei gelsomini possa vincere la polvere dei sentimenti», speranzoso che le virtù dei padri possano fare aggio sulle abitudini dei figli. Addio Provveditore Inzerillo, sit tibi terra levis (sia a te la terra lieve), secondo una formula rituale latina, che Lidia Storoni Mazzolani avrebbe voluto fosse scritta sulla tomba di Marguerite Yourcenar di cui aveva tradotto in italiano “Memorie di Adriano”.

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