PocaBanda, evviva il rock italiano
Dal garage al palco. È uscito ieri “Lilith”, il primo disco del gruppo ferrarese
“Fare poca banda” significa fare poca confusione, ma da quando ci sono loro il rock ha alzato il volume. I ferraresi PocaBanda sono uno di quei gruppi che non lascia niente al caso e proprio ieri hanno lanciato il loro primo album Lilith, distribuito dall’etichetta ferrarese Jaywork, su iTunes e su tutti principali portali di musica digitale.
Matteo Costantini alla voce, Michele Luppi e Nicola Covezzi alle chitarre, Enea Rinaldi al basso e Daniele Cavicchi alla batteria sono cinque ragazzi che amano il rock italiano, quello che mira diritto al messaggio della canzone, senza fronzoli e senza ritocchi. In un simbolismo apparentemente astratto, torna il numero 11 perché 11 sono anche i pezzi del loro album.
«Lilith è una figura che si trova già nelle religioni mesopotamiche e nell’ebraismo - spiega il frontman Costantini -; da alcuni era considerata la prima moglie di Adamo, la quale fu cacciata perché si rifiutò di sottomettersi al marito. Per noi Lilith è il senso della rivalsa, della disobbedienza che ci ha dato modo di arrivare al completamento del nostro album, simboleggia l’affermazione di fare musica. Numerologicamente è collegata al numero 11 che si trova anche sulla copertina dell’album».
Come definisci il vostro rock? «È un rock italiano appassionato che mescola diversi gradi di lettura. Ci portiamo dentro il rock anni ’90 rivisitato in chiave “PocaBanda”».
Quali escamotage utilizzate per la promozione? «Stiamo puntando molto sui social network - risponde Cavicchi -, per promuovere l’uscita del disco abbiamo voluto utilizzare una promozione ‘progressiva’. Ogni giorno abbiamo postato l’immagine di uno di noi con una frase tratta dai testi del disco. Questo approccio ci ha portati ad incrementare il numero dei fan di giorno in giorno».
Il 17 dicembre i PocaBanda presenteranno l’album con un live seguito da intervista alla Sala 2000 di Bondeno. (elios)
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