La Nuova Ferrara

Sgarbi scrive “Gli anni delle meraviglie” per rilanciare il Paese

Sgarbi scrive “Gli anni delle meraviglie” per rilanciare il Paese

Esce oggi il nuovo testo sull’arte italiana del critico estense «Dobbiamo cercare il bello. Franceschini? Aiuti la sua città»

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Di ritorno da Milano, dove giusto ieri ha presentato il progetto dei “padiglioni” culturali per l’agognato Expo 2015, Vittorio Sgarbi, nominato l’agosto scorso ambasciatore dell’Expo per l’arte, esce stamane in tutte le librerie con il secondo volume de Il Tesoro d’Italia, intitolato Gli anni delle meraviglie. Da Piero della Francesca a Pontormo (Bompiani). Un vero e proprio manuale, scritto con eleganza, ma che oltre alla funzione didascalica di accompagnare lo sguardo del lettore, si riserva, cifra inconfondibile, un percorso narrativo fra i maestri dell’arte rinascimentale dovunque noti, ma non solo. Soffusa la presenza della sua Ferrara, fino ad esplodere magnifica con il Ciclo dei Mesi di Palazzo Schifanoia.

Qual è il disegno che distingue la sua dal resto della manualistica d’arte?

«Si parte dagli affreschi di Schifanoia in copertina - dice Sgarbi -, a indicare una direzione non più frequentata né conosciuta della storia dell’arte. Il volume presenta grandi opere, magari mai viste, specialmente da chi ha finito la scuola e non dev’essere interrogato, ma vuol capire cos’è fondamentale e come orientarsi. Il senso sta nella scoperta: viaggiare cercando il bello, appassionarsi, liberare il valore estetico che ci circonda».

Servono a questo immagini tanto spaziose?

«Certo, il volume ha delle illustrazioni molto più ampie rispetto a una comune storia dell’arte; in cui solitamente subiscono la quantità di testo a fianco. E questo serve a trasmettere il rapporto fra bellezza tangibile e bellezza riprodotta».

Il libro esalta il Rinascimento: quello ferrarese è stato sottovalutato?

«Mi pare che la diffusione straordinaria del patrimonio artistico ci consenta di goderne pure senza volerlo e pur trovandosi in siti molto periferici. Mi pare, quindi, che non ci sia alcuna contraddizione».

Ma Ferrara quanto l’ha coinvolta nella stesura?

«Di ferrarese c’è una serie di episodi assai importanti, ma per me la città è una condizione dello spirito, un’astrazione, una presenza mentale. È un luogo misterioso e silente. E sebbene la conosca a fondo, ci sono meraviglie che neppure io ho mai visto. È una continua scoperta».

Franceschini, ministro della cultura: fa bene all’Italia? E alla città?

«Ogni politico di un luogo dovrebbe essere, e spesso lo è, utile alla propria terra. Sinceramente, non so cosa faccia lui per Ferrara, io ho cercato di impegnarmi insieme a Bray per riparare ai danni del terremoto. In Italia abbiamo un patrimonio artistico che rischia di restare sottostimato, proprio perché non si fa conoscere. Così i Bronzi di Riace - aggiunge Sgarbi - che, grazie al loro splendore , sarebbero costretti a ‘emigrare’ dalla Calabria, come lavoratori in cerca di fortuna. Ma starebbero meglio a casa loro».

A conferenza finita, che linea ha scelto di dare all’Expo?

«Ho scritto un progetto di circa trenta pagine in cui lo manifesto nel dettaglio, a partire dalle esposizioni in programma: con la riapertura di Palazzo Litta, ad esempio, o quella sui pittori tra ’800 e ’900 che hanno trattato il grano, oppure su Bramante e Bramantino, o le svariate che saranno incentrate sul contemporaneo. In sostanza, tento di dimostrare che Milano è piena di padiglioni di bellezza, e ben più che nei dintorni».

Matteo Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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