Cento, Albertazzi apre la stagione di prosa
Stasera all’auditorium Pandurera in scena “Il Mercante di Venezia”. La Fondazione Teatro Borgatti debutta alla grande
Il grande Giorgio Albertazzi inaugura oggi la stagione di prosa 2014/2015 della Fondazione Teatro Borgatti all’auditorium Pandurera di Cento. L’attore alle 21 porta in scena Il mercante di Venezia di William Shakespeare. Con regia di Giancarlo Marinelli, scene Paolo Dore, costumi Daniele Gelsi, consulenza storico-letteraria Sergio Perosa, aiuto regia Federica Soranzio. Albertazzi è Shylock, Stefania Masala è Porzia, Sergio Basile è Antonio, in un cast completato da Francesco Bascione, Francesco Maccarinelli, Ivana Lotito, Cristina Chinaglia, Mario Scerbo, Vanina Marini e Diego Maiello.
Scrive Marinelli: «Per me Il Mercante di Venezia è sempre stata la sinfonia della giovinezza. Antonio, Bassanio, Lorenzo, Porzia e Jessica sono l’incarnazione del sublime epigramma di Sandro Penna: “Forse la giovinezza è solo questo/ perenne amare i sensi e non pentirsi”. In nome dell’amore non c’è pentimento se si domanda una fortuna in prestito ad un amico con il rischio di rovinarlo; in nome di una libbra d’amore non c’è rimpianto se, per un amico, sei disposto a dare in garanzia una libbra della tua carne; e non c’è tormento, né dolore, se, per seguire un uomo che ti fa una serenata giù dal balcone, fuggi dalla famiglia, calpesti il cuore di un padre che per te solo vive, trafugandogli dalla casa le cose più preziose. E Shylock? Da dove vengono la sua malvagità, la sua avarizia, la sua ostinazione a fiutare, fino ad asportare, l’odore del sangue? Mi son sempre chiesto: Shylock è semplicemente un antagonista agli eroi sopra citati? Shylock è unicamente la nota dissonante e stonata dentro alla sinfonia della giovinezza? Chi è veramente Shylock?».
Ecco invece cosa ha detto lo stesso Albertazzi alla Nuova Ferrara: «Shakespeare è come la vita e la grande poesia, non teme le maglie del tempo. Dire che Il mercante di Venezia è un capolavoro è dir poco e per come la vedo parla piuttosto di diversità e solitudine. Ecco perché interessa ancora oggi».
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