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Per il Teatro Nucleo viaggio da Pontelagoscuro a Parigi

Per il Teatro Nucleo viaggio da Pontelagoscuro a Parigi

Fino a domenica la capitale francese ospita “Atlante” curato da Horacio Czertok «Gli attori sono alla ricerca della purezza della presenza, per rifiutare la vanità»

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Da Pontelagoscuro a Parigi nel nome del palcoscenico. Il Teatro Nucleo sbarca oggi nella capitale francese con Atlante, spettacolo sul rifiuto del ‘bello’ canonico per cercare di raggiungere un’altra bellezza, enorme e sconosciuta. Guidati da Horacio Czertok, che firma la regia dell’allestimento, gli attori Massimiliano Battiston, Paola Crepaldi, Morena Debastiani, Aurora Favero, Federica Finotti, Ilaria Gabrieli, Gianandrea Munari e Deborah Puggioni, si esibiscono da stasera a domenica al teatro “Le vent se leve” di Avenue Jean Jaures.

«Atlante è il tentativo di arrivare fisicamente a concetti che conosciamo poco o male nella nostra vita quotidiana: amore, odio, amicizia, bellezza, paura, solidarietà, coraggio. Gli attori - racconta Czertok -, hanno trovato i personaggi attraverso una propria lunga strada fatta di durezza verso se stessi, di rifiuto dell’autocommiserazione e del vittimismo, della presunzione, della vanità. Una ricerca incessante della presenza pura, una purezza della presenza, non per essere apprezzata o gustata, ma per essere vissuta, sperimentata insieme agli spettatori. Non si cerca in quest’opera l’adesione estetica o lo stupore dello spettatore sedotto dalla macchina spettacolare, e spinto a produrre riflessi condizionati prevedibili e previsti. Si propone una forma di testimonianza da parte dello spettatore, che accompagna i processi degli attori con una propria rivelazione».

Lo spettacolo è frutto di un laboratorio durato oltre dieci anni. Un percorso di ricerca sul linguaggio teatrale, fondato su una semplice domanda: “Nei tempi della comunicazione tecnologica, dei mass media, della virtualità, che senso può avere fare ancora del teatro?”.

La drammaturgia è stata scritta sulla base di molti testi importanti a livello planetario, tra i quali pure la Bibbia. «Questo lavoro è uno dei frutti del laboratorio sulle radici e sull’essenza dell’arte, dell’attore e della relazione con lo spettatore. Un lavoro a lungo termine, in cui si privilegia il processo sul risultato e il gruppo sull’individuo, proprio perché l’individuo possa manifestare e fare crescere la sua creatività. Poiché il teatro è un’arte del presente - chiude Czertok -, sono necessari luoghi come il Teatro Nucleo nei quali sia possibile praticarlo e viverlo al riparo dalle urgenze e dalle pressioni».

Samuele Govoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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