La Nuova Ferrara

“Una storia sbagliata” come punto di partenza

di DAVIDE BONESI
“Una storia sbagliata” come punto di partenza

Lo scrittore Mastroluca ripercorre i giorni della morte del calciatore Bergamini Un giallo lungo 25 anni che vede tante domande rimaste senza risposta

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DAVIDE BONESI. Si chiama Alessandro Mastroluca e ha scritto “Denis Bergamini. Una storia sbagliata”, per la collana Ultra sport della casa editrice Castelvecchi. Domani alle 17.30 Mastroluca, assieme all’assessore allo sport Simone Merli ed all’avvocato Fabio Anselmo, presenta questo volume alla Feltrinelli, in occasione della festa per il ventennale della libreria cittadina.

Mastroluca è un trentenne di Foggia, appassionato di sport (soprattutto tennis), che ha deciso di ricostruire la strana storia del calciatore argentano Denis Bergamini, morto 25 anni fa in circostanze ancora misteriose sulla Statale Jonica, nella stagione della sua consacrazione sportiva, ad un passo dall’approdare in serie A. Una storia che sottolinea anche il grande lavoro della famiglia di Denis, in particolare la sorella Donata e l’avvocato Eugenio Gallerani, capaci di far riaprire l’indagine, stavolta per omicidio.

Prima di lei su questo caso aveva scritto Carlo Petrini (“Il calciatore suicidato”), per quale motivo si è cimentato in questa impresa?

«Perché mancava l’aspetto della sera in cui è morto Denis – risponde Mastroluca -, quella che andava in qualche modo approfondita. Non è detto che la risposta sia nel mio libro, però mancava. Mi ero incuriosito di questo caso sentendone parlare sui media e leggendo vari servizi, oltre ad aver letto il libro di Petrini: ho pensato fosse una storia da raccontare in modo giornalistico».

Quali sono stati i suoi contatti?

«Il libro nasce indipendentemente dal processo del 1991 e dalla riapertura avvenuta in seguito ed i contatti con la sorella di Denis li ho avuti solo a libro ormai terminato e spero di vederla alla presentazione alla Feltrinelli di Ferrara. Mi sono mosso soprattutto cercando di recuperare tutti i documenti, oltre alle fonti secondarie. Ma il mio interesse primario era recuperare il materiale delle indagini per unire tutti i pezzi, perché nelle testimonianze del processo di primo grado del ‘91 emergevano contraddizioni ed aspetti interessanti su cui lavorare. Petrini, ad esempio, parte sì dalle indagini preliminari dei carabinieri ma non ha tutti i verbali».

Curiosa la scelta del titolo, “Una storia sbagliata”.

«Il titolo il riferimento è l’omonima canzone di Fabrizio De André perché è la sintesi giusta: un calciatore non deve morire a 27 anni e per 25 anni non è possibile avere alcuna certezza, a parte il fatto che è morto. La presenza di così tante domande senza risposta la qualifica appunto come una storia sbagliata».

La riapertura delle indagini significa un ulteriore approfondimento da aggiungere...

«L’ultimo capitolo del mio libro è dedicato alla riapertura del caso, di quanto il movimento dal basso abbia portato a ripartire con le indagini: prima la lotta della famiglia, poi i movimenti spontanei e le fiaccolate, ancora la pagina Facebook e l’associazione per Denis. Insomma, un coinvolgimento dalla base che ha portato ad un primo risultato importante.

La mia intenzione è quella di aggiungere altro materiale sulla base di quanto accadrà in tribunale, con una ristampa a vicenda conclusa».

Parlando con i protagonisti di allora emerge paura, lei che impressione si è fatto?

«Credo dipenda molto dalla situazione del Cosenza di quegli anni, al di là della sera della morte di Denis. È in pratica il contesto su cui ha lavorato Petrini, certamente un quadro tipico di quel periodo e di tante cose poco chiare avvenute in quegli anni a Cosenza, fra partite accomodate ed altro. Situazioni certamente non normali per una squadra di calcio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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