Ballotta, da Alberone di Cento a Malta per l’arte e la famiglia
Il direttore del Magi ’900 è nell’isola: «In Italia ho lasciato cuore e ricordi»
DAVIDE BONESI. Una storia bella da raccontare, più che di cervelli in partenza bisognerebbe parlare di professionalità in partenza. È la storia di Valerio Ballotta, direttore del Museo Magi ’900 a Pieve di Cento, del Museo Magi Cina a Guangzhou ed ora al lavoro per aprire una grande struttura a Malta. Da lì la chiamata a vivere nella bellissima isola assieme alla famiglia.
Per Valerio, 38enne di Alberone di Cento, un passo importante, anche perché il legame con il territorio è fortissimo, soprattutto dopo il terremoto del 2012. «È partito tutto a luglio, lavoro per una società internazionale, faccio il consulente per queste acquisizioni e una volta al mese vengo per seguire i lavori nuovo museo a Pieve di Cento, dove c’era il campo di calcio. Ho sempre seguito grandi acquisizioni, tipo Chagalle, Dalì e Picasso».
Con tre figli mica un passo da poco? «La prima scelta è stata quella di dare tranquillità e serenità ai miei figli. Andrea, che ha 19 anni e la fidanzata di Dosso studente alla Bocconi, sa tre lingue e resta in Italia per darmi una mano nelle mie attività. Gli altri due più piccoli, Manuel e Fabio, assieme a mia moglie Virna vengono a Malta. Per loro è un’esperienza importante: imparano l’inglese e aprono la mente alla cultura anglosassone. Ho detto sì a marzo, pur lasciando ad Alberone il cuore: viviamo nell’isola di Gozo, in tutto ci sono 30mila abitanti e quando sono arrivato mi hanno accolto tutti i sindaci di Malta. Il posto è stupendo: vedo il mare, c’è la piscina e la casa è aperta, altroché ladri. Si vive con 1 euro al giorno, 10 euro per mangiare il pesce con tutta la famiglia».
Parlando di Ballotta, impossibile non pensare al calcio. Una lunga carriera da difensore nelle squadre dell’Alto Ferrarese, dalla Nuova Aurora alla Bevilacquese, passando per Galeazza, Centese e, infine, la sua Alberonese, dove a maggio ha appeso le scarpe al chiodo per diventare ds.
«Bellissima l’ultima salvezza con Rodolfi, attuale mister. Bellissima l’ultima gara (nessuno sapeva della mia partenza per Malta) col Pontelagoscuro, dove giocavano tanti ex compagni e rivali di mille sfide: al fischio finale tutti mi abbracciano e fuori dal campo ci sono miei ex compagni che non sono andati alle rispettive partite per venire al mio addio al calcio. Subito ho iniziato la nuova avventura da direttore sportivo e costruito con Secchiaroli e Tassinari l’Alberonese 2014/2015. Ogni domenica sera ho appuntamento Skype con mister e collaboratori e il lunedì mattina mi arrivano dai giocatori le pagine della Nuova Ferrara relative alle partite. Nei giorni scorsi sono venuto apposta per parlare alla squadra in un momento difficile».
Ma con il calcio l’avventura non pare essere finita...
«A Malta vedo un campo e una struttura eccezionali: chiedo al presidente del Kercem Ayax se posso fare allenamento con loro, che militano nella Prima Divisione, la nostra serie A... con le dovute proporzioni. Dopo 10 giorni mi chiedono se voglio tesserarmi come terzo straniero (in campo ne vanno due), mia moglie mi prende per matto ma è felice. Io accetto ad una condizione: non voglio dover giocare sempre, con il lavoro mi sposto spesso. Intanto mi alleno sei giorni a settimana, faccio il professionista part time a 38 anni, ho perso 10 kg e giocato alcune gare di campionato: questo è un piccolo miracolo...».
Certo tanti ricordi nel calcio e quante soddisfazioni, specialmente negli ultimi anni.
«Parto da quando 7-8 anni fa giocavo nella Centese e come compagni avevo Govoni, attuale capitano del Galeazza, Arena attuale capitano dell’Argile, Neri e Calandrino, ex capitano del Galliera. Dopo alcuni mesi diventa allenatore Pirottina e ds Sabatini, ora dirigente della Spal: la prima cosa che fanno è darmi la fascia di capitano della Centese e questi grandi compagni lo accettano! L’anno successivo grazie a Simonati e Sitta andiamo in blocco al Galeazza con tre annate eccezionali, io sempre capitano e sfioriamo la promozione in Prima categoria».
«Nel frattempo - riprende Ballotta - al campo sportivo di Alberone gente come il presidente Pirani, il dottor Ferioli, Filippini e Balboni, figure di altri tempi accolgono nella struttura le famiglie senza casa per il terremoto. Mio padre Bruno segue la parrocchia e mia madre lavora nella società : tutto questo divisi da un cancello. Nella difficoltà del momento nascono alcune piccole discussioni e capisco che è ora di fare qualcosa per Alberone. Così decido di finire la carriera al mio paese e Simonati commosso mi dice “Sei un grande capitano ma più di tutto... un uomo”. La stagione è stupenda e vinciamo il campionato, per la prima volta ad Alberone: tutto il paese si unisce e per un attimo ci si dimentica del terremoto, anche se non si potrà cancellare: è un altro miracolo, vero».
Il terremoto torna spesso nei discorsi, quanto le pesa?
«È il fatto che avrebbe cambiato la mia vita. Il 20 maggio 2012 mentre io e mia moglie, che lavora con me, eravamo a Pechino per seguire l’apertura del Magi Cina avvenuta poi a Guangzhou, avviene il terremoto: paesi in ginocchio, lutti che colpiscono da vicino la mia famiglia (Leonardo Ansaloni era il cognato di Valerio, ndr), scuola e chiesa a terra. Torno il 23 maggio e non vedo più punti di riferimento storici, gli stabili e le cose con i quali sono cresciuto. Il primo abbraccio è di mia madre che mi dice “Siete tornati. Ora stai qui un po’ ad aiutarci”. Queste parole mi segneranno. Se con il calcio si vuole una dare speranza ai giovani, parallelamente a Pieve di Cento, al Museo, grazie a Bargellini ed a tutta la famiglia, accogliamo tutte le opere (Guercino e Reni) e diventiamo un’isola sicura per i pievesi, in cui viene anche portato il Crocefisso Miracoloso della Collegiata. Ma credo che più di tutto siano importanti la volontà e l’esempio che si devono dare ai nostri figli, quelle che mi hanno insegnato i miei genitori».
Ma in Italia c’è anche una crisi difficile da superare.
«Io non smetto di sognare, altrimenti non ha senso vivere. Io adesso sono a Malta, ma tornerò nel mio Paese per dare il mio piccolo contributo. In Italia - conclude Ballotta- ci sono tante persone di qualità in grado di fare la differenza, solo dobbiamo tornare ad essere umili come in passato. Solamente così si può sconfiggere la crisi».
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