La Nuova Ferrara

Sulle tracce di Louis, migrante d’eccezione

di Micaela Torboli
Sulle tracce di Louis, migrante d’eccezione

Fratello del celebre Giovanni era ingegnere e morì in Australia. Progettò hotel e grandi magazzini, molti ormai distrutti

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Proviamo a metterci nei panni di Luigi Boldini. Era il primo figlio maschio nato, dopo la piccola Beatrice, nel 1832, al pittore ferrarese Antonio Boldini e alla moglie Benvenuta. Venne battezzato con il nome del padrino, il prozio notaio e avvocato di successo. Si laureò in ingegneria, studiò a Roma, tutti contavano su di lui per onorare la numerosa famiglia. Fu compagno di Ungarelli e Dondi nei Bersaglieri del Po, al tempo dell'assedio di Ancona del 1849 contro gli Austriaci. Ma non parve mai brillante. Ottenne alcuni incarichi interessanti, come il rifacimento della sede del Municipio di Copparo (1867-8), e l'erezione del tempietto Trotti in Certosa. Però altri suoi progetti sfumarono. Nel frattempo il fratello Giovanni, che aveva dieci anni meno di lui, lo surclassò brillando nel firmamento artistico di Parigi, che all'epoca era il centro del mondo, grazie al suo talento fenomenale per la pittura che attirava una clientela esigente e danarosa. Trionfi per Giovanni, un mezzo fallimento per Luigi. Rimasto vedovo, Luigi decise di lasciare Ferrara. Secondo Scardino e Torresi (Post mortem, 1998, p.165), era anche esasperato da contrasti con le amministrazioni pubbliche per le quali talora lavorava, tutti incarichi di basso livello. S'imbarcò con i figli di 12 e 7 anni, Gualtiero e Alfredo, in cerca di fortuna verso la remota Nuova Zelanda, dove giunse sul Wild Deer il 20 gennaio 1875. Si stabilì, non si sa perché, a Dunedin, regione di Otago. La città porta il nome in gaelico di Edinburgo. Scoperta da Cook nel 1770, l'area pullulava di foche, pinguini e balene, vittime di una caccia spietata che incrementò lo sviluppo portuale. In seguito venne trovato l'oro, e giunsero minatori in massa. Prometteva bene, ma durò poco. In breve l'oro finì.

Dunedin rimase una città piccola, che oggi conta 125.000 abitanti, e basa la sua economia sulla University of Otago, fondata nel 1869. Grazie a David Murray (http://builtindunedin. com/2013/06/13/ louis-boldini-architect/) del citato ateneo, di recente ci si è ricordati di Luigi, ovvero Louis come si farà chiamare, dimenticato in Italia ma certo non esaltato all'estero. Le sue tante architetture neozelandesi sono state quasi tutte distrutte per essere sostituite con edifici più moderni.

Si trattò sovente di alberghi (l'esempio massimo fu il Grand Hotel, già The Southern Cross, ancora presente), ma anche di grandi magazzini, ville, edifici pubblici di vario tipo, ad esempio la Sinagoga di Dunedin demolita nel 1972. Per definire lo stile di Boldini basta un aggettivo: eclettico. Nei suoi progetti si andava dall'edificio semplice ed austero, a quello ornatissimo, dalle bizzarrie neo-rinascimentali alle seduzioni liberty. Vi erano stilemi ferraresi (il portale della Sinagoga mostrava un bugnato a punta di diamante), austro-svizzeri (lo chalet impazzava presso gli emigrati elvetici), californiani (così definiti nei giornali dell'epoca), veneziani e romantici (a parere degli osservatori), e, in più, spunti indigeni dell'arte maori. Talvolta si noterà una certa grandeur francese: Murray sostiene che il nostro si formò pure a Parigi. Non poteva poi mancare l'ovvio neoclassicismo alla greco-romana. Boldini usava con perizia i materiali locali, come la pietra di Oamaru, una roccia sedimentaria a base di calcite ed aragonite, o la breccia vulcanica di Port Chalmers, e i magnifici legni australi. Dunedin non fu un approdo finale per Louis. Una grave crisi economica colpì la città intorno al 1886, così egli finì per abbandonarla. Partì l'8 marzo 1888 sul Rotomahana e raggiunse l'Australia. A Karori, Mount Macedon (Victoria) rimane un estroso chalet colonial-bavarese immerso in una lussureggiante foresta, ideato da Louis. Interessante è un suo edificio pseudo-gotico, Braemar, presso Woodend (Victoria). Boldini visse a Melbourne, ma troverà nella cittadina di Maldon (Victoria) l'ultima dimora. Anche ora il villaggio, che conta 1600 abitanti, conserva l'aspetto che aveva nell'Ottocento. La zona si sviluppò intorno al 1836, vi si trovò un poco d'oro che presto s'esaurì: nel 1891 Maldon tornava a contare tante anime quante ne ha oggi. Louis la scelse nel 1896, perciò in pieno declino urbano. Puzzling, direbbe Murray. I suoi lavori in loco sono sopravvissuti per intero. Tutto, nelle idee del ferrarese, si fece più piccolo e modesto. Ricorderemo almeno il grazioso villino di Minilya, la chiesetta scozzese, il Maldon Hotel che sembra uscito da un film western. Louis morì a Maldon il 12 ottobre 1908, a causa di problemi renali che da sempre l'affliggevano. Dato che laggiù non c'erano preti cattolici, officiò il funerale un pastore presbiteriano. Boldini è sepolto nel cimitero del paese, in una tomba che non reca neppure il suo nome.

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