Rossi sul palco con una marcia in più
Lunghi applausi per il comico friulano e il suo Arlecchino a Copparo
C’è un ragazzaccio funambolico e irriverente. Finto servo di padroni ma dalla lingua sferzante, con forte ironia sulla realtà moderna di casa nostra e sul mondo. È l’Arlecchino di Paolo Rossi, ispirato allo spettacolo lanciato nel lontano 1947 da Giorgio Strehler, nel famoso Piccolo Teatro di Milano fondato da Paolo Grassi. Questa novella maschera sabato ha inaugurato tra scroscianti applausi e all’insegna del tutto esaurito la nuova stagione di prosa al teatro De Micheli di Copparo. Sul palco con l’attore comico friulano-ferrarese ancora una volta esilarante i bravi musicisti del non meno divertente trio Sinfonia del Carso (un bizzarro gruppo italo-sloveno) che hanno accompagnato Rossi nella sua performance che ha suscitato risate a non finire e con divertenti siparietti col numeroso pubblico presente. «A suo tempo Strehler mi propose di fare una mia versione di Arlecchino - ha detto Rossi sul palco - e ho pensato di accettare. Fallo nel tuo modo, come lo vedi tu, mi ha detto il maestro e regista, e allora eccomi qui». E il costume di Arlecchino sul palco era in una semplice giacca, fogli colorati, come scenografia un dipinto del personaggio che vola e nient’altro che la comicità e satira a tutto campo: qualche battuta osé ma non troppo. Quindi per Arlecchino-Rossi, con maglietta anche dedicata a Trieste (che ha accennato anche a traversie personali) grande occasione di creatività, di rinnovo della Commedia dell’arte, toccando temi legati alla politica ma anche il terribile caso Cucchi, il ragazzo romano arrestato per droga e poi morto in strane circostanze, senza nessun colpevole. Poi il ritorno alle ballate classiche e moderne, l’anteprima di una canzone che sarà poi presentata in prossima tournèe a Napoli. Infine la famosa ballata Ho visto un re, resa famosa da Giorgio Gaber e Dario Fo. Con un cantante napoletano del trio musicale che ha lanciato una battuta in ferrarese: "L'at vist.!" finale quindi tra altri numerosi applausi.
Franco Corli
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