“Il diamante giallo” è in città: ecco un incarico per Romano
Iniziamo una rubrica per racconti a puntate con “Il diamante giallo” di Paolo Panzacchi, residente a Ferrara. Il primo capitolo è “Stazione”. “Romano Solazzi ha quasi cinquant’anni e l’idea non...
Iniziamo una rubrica per racconti a puntate con “Il diamante giallo” di Paolo Panzacchi, residente a Ferrara. Il primo capitolo è “Stazione”.
“Romano Solazzi ha quasi cinquant’anni e l’idea non gli piace per nulla. È stato sposato con Lidia fino a sette mesi fa. Naufragi del cuore ha detto qualcuno. Nella vita Romano per campare indaga, scopre, analizza, trae conclusioni. Romano Solazzi è il titolare della Solazzi Investigations.
Venti giorni fa un ingaggio, il primo da mesi a questa parte, festeggiato con una birra calda e una sigaretta storta.
Una famiglia di Ferrara, vecchia nobiltà, lo ha ingaggiato per sapere dove sia finito un curioso diamante. Si pensava fosse incastonato in un palazzo, uno dei misteri della città estense, ora si sa solo che c’è chi lo sta cercando e c’è chi potrebbe averlo rubato.
Romano è in partenza. Stazione di Bologna è fermo al binario 11. Si guarda attorno. Ogni viso ha una storia. Potrebbe scrivere un’enciclopedia raccontando tutti gli uomini e le donne che ha osservato in oltre vent’anni di questo lavoro.
Il successo di un buon investigatore è nella sua capacità di cogliere l’inconsueto nel ronzio malato e confuso della vita. Romano ascolta alcune parole per caso. ‘Diamante’, ‘Ferrara’, ‘Furto’, ‘Scomparso’.
Alle sue spalle un uomo alto sta parlando al telefono. Sembra nervoso. Appena il treno arriva al binario sale sulla prima carrozza. Romano e l’intuizione di seguirlo. Quell’uomo si chiama Will. È un ladro professionista. Inglese. Cittadino del mondo. Inafferrabile.
Trentadue minuti di viaggio La stazione di Ferrara è immersa nella nebbia. Il regionale esausto li porta a destinazione. Will imbocca il sottopassaggio e attraversa la sala d’aspetto. Romano è fuori allenamento, però riesce comunque a seguire i passi di Will. Appena fuori dalla stazione lo vede, sta camminando sulla pista ciclabile su Viale della Costituzione.
Will pensa: «Quell’uomo mi sta seguendo. L’ho già notato a Bologna. Non può sapere. Devo camminare veloce, non correre, camminare. Andassi di corsa mi tradirei. Il mio contatto mi aspetta, non posso tardare, non posso fallire!».
Romano pensa: «Non devo farmelo sfuggire. Non ho altre piste. Certo che questo qua ha un passo da maratoneta. Dovrei affrettarmi, ma rischierei di iniziare a correre, lui capirebbe di essere seguito. Non posso perdere questa occasione».
Viale Cavour è lunga come una lama e nera come la paura in questa sera d’inverno. Li aspetterà la luce di un diamante? Un oscuro antro nel Castello Estense? Il rumore dei passi che si avvicina, basterà tender l’orecchio e saper guardare”.
1, continua
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