La Nuova Ferrara

finalista e votante

La testimonianza di Pazzi un Amico della Domenica

L’unico votante di Ferrara quale Amico della Domenica, nonché finalista a due edizioni del Premio Strega, è Roberto Pazzi. Lo scrittore ligure, ma cresciuto sui ciottoli della corte estense, ha mosso...

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L’unico votante di Ferrara quale Amico della Domenica, nonché finalista a due edizioni del Premio Strega, è Roberto Pazzi. Lo scrittore ligure, ma cresciuto sui ciottoli della corte estense, ha mosso i primi passi sul famigerato tappeto rosso nel 1986 con La principessa e il drago, presentato dai poeti Giovanni Raboni e Giorgio Caproni. «Entrai nella cinquina finalista - ricorda Pazzi - l'anno in cui scomparve Maria Bellonci e vinse postuma con Rinascimento privato. Era il mio secondo romanzo pubblicato e vissi una strana atmosfera, dovuta a quella triste circostanza. Nel salotto di casa sua ho conosciuto le più grandi penne italiane, come Pietro Citati, o Claudio Magris. Più volte ho incrociato la sorridente Inge Feltrinelli e ho stretto amicizia nel tempo con Dacia Maraini e Luigi Malerba».

I celebri giovedì a casa Bellonci, che hanno visto protagonisti lo stesso Petrocchi e il ministro Franceschini, si tengono tra maggio e giugno, rispettivamente per la presentazione dei 15 finalisti e la votazione preliminare. Il verdetto viene annunciato, sempre da tradizione, nel mese di luglio, tra le colonne di Villa Giulia. Nel '99, quando Pazzi giunse in finale con La città volante, sotto braccio a Dario Fo e Sebastiano Vassalli, vinse la Maraini con Buio. «Ho sempre percepito - dice lo scrittore - che per quanto il libro che candidi possa essere I promessi sposi, se non è sostenuto dal gruppo Rcs o da quello Mondadori, non ce la fa». Dunque la vittoria pare un piatto di prestigio che si giocano i marchi editoriali egemoni, senza contare che la direttrice di Bompiani è la compaesana Elisabetta Sgarbi. Davanti alla vetrina del liquore Alberti sfilò anche il nostro Bassani, che nel lontano '56 arrivò primo con le Cinque storie ferraresi.

«Il Capo, come la chiama Petrocchi con affetto nel suo libro - conclude Pazzi -, mi ha accompagnato in America nel 2001, a ritirare il premio Zerilli Marimò. Anna Maria Rimoaldi era una donna intelligente e dalla volontà ferrea. Non guardava in faccia a nessuno e possedeva un vero fiuto per le opere d'arte». (m.b.)

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