La Nuova Ferrara

“Focus Japan” ha lasciato il segno

“Focus Japan” ha lasciato il segno

Bellissimo spettacolo al Teatro Abbado. Lunghi applausi per Uschio Amagatsu

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Il programma monotematico “Focus Japan” della stagione di danza del Teatro Comunale Abbado si è chiuso l’altra sera con lo spettacolo Utsushi, tra due specchi del coreografo Uschio Amagatsu. Era una preziosa esclusiva per l’Italia; ancora una volta il massimo teatro cittadino ha offerto prova d'eccellenza del suo cartellone di danza contemporanea. Un primo sommario bilancio non può che essere positivo, vista la qualità degli spettacoli e la buona affluenza di pubblico non solo ferrarese. Ora il cartellone prosegue con altre proposte, italiane e internazionali, ma questo “Focus Japan” lascia il segno. È come con i fuochi d’artificio che i più belli esplodono alla fine della scarica: così la performance dei sei danzatori di Amagatsu, riuniti nella storica compagnia Sankai Juku da lui fondata 40 anni fa, hanno mostrato le figure più belle, la danza più intrigante, la meno contaminata da ideologie che non siano quelle dell'esplorazione del bello corpo, dell’armonia corpo, della leggerezza corpo. Il bello corpo lo si è visto nei magnifici, statuari danzatori: che fossero vestiti delle loro bianche tuniche o emergenti seminudi dal pareo, colpiva la gentilezza delle linee e delle movenze. Dell’armonia del corpo: far fluttuare i corpi nello spazio può essere paragonato al suono di strumenti diversi, armoniosamente unisoni; o, se vogliamo, all'incontro fra il vento e le foglie. Non c'è conflitto ma coesistenza, non confronto ma compenetrazione, non violenza ma seduzione. I corpi danzanti mossi da Amagatsu erano esattamente questo, sul palcoscenico del Teatro Abbado. Della leggerezza: la danza dei sei protagonisti tendeva a escludere la presenza della gravità per cui l'attrazione fra i corpi e fra i corpi e il suolo non era proporzionale al prodotto delle loro masse (legge di Newton) e nemmeno inversamente proporzionale alla loro distanza. Angeli sembravano, privi di gravità eppure gravidi di consistenza. Belli e inafferrabili. Misteriosi ma accattivanti. Da tutto ciò il silenzio attento e rapito degli spettatori durante i 75 minuti dello spettacolo. Poi l'applauso meritato, e l'ovazione per tanta bellezza.

Athos Tromboni

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